di Maria Cecilia Chiappani | Jensen Huang, Ceo di Nvidia, candida i robot umanoidi a primo possibile mercato multi-trilionario della storia. Visionario o realista? Certo, questa previsione ambiziosa non può fermarsi alla capacità di cucinare una cena o di accogliere visitatori in fiera. Serve spingere verso una commercializzazione di massa trasversale a ogni settore economico, da quello industriale a quello militare, dal civile al consumer.
Da qui parte la riflessione del white paper “Humanoid Robots market: separating hype from reality” di Abi Research. Una lettura razionale e concreta del mercato, dei principali fornitori e dei fattori che determineranno se gli investimenti in corso si tradurranno davvero nella scalabilità richiesta.
Due modelli di business, strategie ben distinte
Gli analisti dividono il mercato in due categorie.
Da un lato gli umanoidi livello enterprise, sistemi a costo e prestazioni elevate per ambienti controllati, dove sostituzione del lavoro e aumento di produttività si possono misurare con precisione. Il valore non dipende solo dalla disponibilità hardware, ma anche da integrazione, uptime, sicurezza e ritorno sull’investimento. Per questo, il fornitore accompagna il cliente con percorsi di formazione, deployment e personalizzazione. Tra gli esempi più rappresentativi Figure, Tesla, Agility Robotics e Apptronik.
Dall’altro lato ci sono gli umanoidi open platform, costruiti come prodotti accessibili: distinta base più contenuta, a partire dai semiconduttori, disponibilità più ampia e design che accelera sperimentazione e penetrazione di mercato. La forza non sta nel deployment approfondito ma nell’accessibilità: sono più facili da acquistare, testare e diffondere in contesti di ricerca, didattica e intrattenimento. In questa categoria si posizionano, per esempio, Unitree, Ubtech e Booster Robotics. Questa distinzione non va sottovalutata: le due categorie rispondono ad acquirenti, fasce di prezzo diverse e strategie di sviluppo nettamente diversi.
Volume non significa maturità
Tra le principali dinamiche che modellano il presente e il futuro degli umanoidi:
- finanziamenti forti, ma l’interesse e gli investimenti potrebbero indebolirsi negli anni;
- crescita delle forniture guidata più da piattaforme accessibili e a basso costo che dal deployment enterprise su scala;
- spedizioni enterprise basse perché l’assegnazione di compiti generici ai robot è tecnicamente difficile e influenzata da casi limite;
- crescita delle piattaforme open sostenuta da prezzi di vendita bassi, ampio accesso e supporto dell’ecosistema;
-
mercato futuro che favorirà i fornitori con controllo della supply chain, proprietà intellettuale, finanziamenti, ecosistemi di dati e strategie go-to-market.
Nel 2025, gli umanoidi open platform coprivano circa il 96% delle unità spedite, contro il “piccolo” 4% dei sistemi enterprise. Una proporzione destinata a ribaltarsi completamente: entro il 2035 questi ultimi saliranno all’83% e le piattaforme open scenderanno al 17%. Il messaggio è chiaro: il volume non equivale alla maturità di mercato. Le piattaforme open sono più semplici da produrre, più economiche da sviluppare e più facili da diffondere. Gli umanoidi enterprise, al contrario, devono dimostrare replicabilità, sicurezza e affidabilità in ambienti commerciali reali. Per questo, Abi Research invita a non dare per scontato che i leader odierni del mercato lo saranno automaticamente a lungo termine.
Come riconoscere i leader del futuro?
Il report individua alcune leve strategiche per circoscrivere i fornitori più promettenti in un campo già molto affollato.
- La prima è la proprietà della supply chain: controllare l’accesso a batterie, sensori, attuatori e componenti meccanici isola le aziende da carenze e rincari, con impatto diretto su prezzo e scalabilità.
- La seconda è la maturità dei dati: i deployment di successo dipendono da una raccolta dati ricca e continua, che offre un vantaggio competitivo soprattutto nella gestione dei casi limite.
- Ci sono poi la proprietà tecnologica e quella intellettuale: in un mercato ben lontano dalla standardizzazione, gli approcci proprietari su Intelligenza Artificiale, mobilità, attuatori e sistemi di presa possono fare la differenza.
- Infine, la disponibilità di sussidi, finanziamenti e investimenti, che consentono alle aziende di migliorare i prodotti e resistere più a lungo dei concorrenti.
Una dinamica particolarmente evidente in Cina, dove il sostegno statale agevola il proliferare di numerose startup. La Cina, in verità, è centrale in tutte le filiere produttive: i principali vendor occidentali e orientali dipendono da fornitori cinesi, eccezion fatta per Apptronik. Questa concentrazione espone il mercato ai rischi delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Cina, che potrebbero interrompere bruscamente le catene di fornitura in assenza di strategie di diversificazione.
Tre scenari per i robot umanoidi
A questo punto, Abi Research delinea tre possibili traiettorie, legate a variabili come maturità tecnologica, comportamento degli acquirenti enterprise e fiducia degli investitori.
Nello scenario più ottimista, la “penetrazione dell’intera economia”, gli umanoidi superano i confini del deployment commerciale ed entrano nei mercati retail e domestici. A guidare questo scenario le svolte nei modelli Vision-Language-Action open-source e nei cosiddetti world model, insieme a System-on-Chip edge più accessibili e costi di deployment in calo. Gli umanoidi enterprise passano dal 45% al 14% di quota di mercato entro il 2036, concentrandosi su difesa, civile e settori industriali come l’automotive. Tesla risulta favorita nell’emisfero occidentale, grazie a scala produttiva e controllo della supply chain. Al di là del form factor, la rivoluzione riguarda i foundation model robotici: senza “cervelli” Vla pienamente funzionanti, gli umanoidi non possono esprimere che una frazione del loro potenziale. Un mercato pronto a toccare decine di miliardi di dollari nel prossimo decennio, che ha già mobilitato player come Meta, Google, Microsoft, Toyota Research Institute e Physical Intelligence. Oltre a fornitori di semiconduttori quali Nvidia, Intel, Amd, Qualcomm e Ambarella.
Lo scenario intermedio, definito “conquista commerciale/industriale”, appare il più probabile nel breve termine. Qui l’adozione resta concentrata in ambienti commerciali controllati, mentre il mercato si consolida sui vendor enterprise con maggiore capacità di integrazione. Alcuni fornitori open platform, tra cui Ubtech, Robotera, Kepler Robotics e Kawada, virano verso l’enterprise tramite partnership o acquisizioni. I player più piccoli, soprattutto fuori dalla Cina, faticano a sopravvivere. Tradotto, ci ritroviamo in un mercato simile a quello della tradizionale robotica industriale, dove l’adozione dipende da integrazione, supporto e Roi dimostrabile più che dalla visibilità mediatica.
Terzo e ultimo scenario, la “stagnazione tecnologica”, rappresenta l’ipotesi più pessimista. I limiti mostrati attualmente dai modelli continuano a vincolare affidabilità e utilità commerciale, gli acquirenti enterprise preferiscono soluzioni robotiche consolidate e il capitale diventa più difficile da reperire per i vendor specializzati. In questo contesto, vincono le aziende con basi manifatturiere solide o linee di business diversificate, mentre la domanda open platform si restringe a contesti di ricerca, didattica e intrattenimento, con una competizione sempre più giocata sul prezzo.
Cosa possiamo fare oggi
Una volta analizzati status e scenari di sviluppo dei robot umanoidi nel mondo, Abi Research suggerisce alcune linee guida alle aziende che valutano di entrare nel settore.
- Prima di tutto, privilegiare le opportunità orizzontali: supply chain e tecnologie abilitanti rappresentano il punto di ingresso più resiliente, valido in tutti gli scenari.
- Serve poi rivolgere strategicamente gli sforzi allo scenario intermedio, considerato il più probabile nel breve periodo, puntando su partnership con i fornitori chiave.
- È inoltre consigliabile evitare un’esposizione eccessiva e prematura.
- Va messo in conto, infine, un percorso irregolare composto da cicli alterni di progresso tecnico e investimento, e vale la pena guardare oltre gli hotspot già ampiamente presidiati.
Aree come America Latina e Medio Oriente potrebbero offrire un vantaggio competitivo precoce grazie alla concorrenza ancora limitata. Emerge, in definitiva, un mercato ad alto potenziale ma profondamente immaturo, dove il volume di unità spedite racconta solo una parte della storia reale. Il futuro “trilionario” si gioca sulla capacità di costruire supply chain solide, ecosistemi di dati maturi e tecnologie proprietarie. Fattori che determineranno chi, tra i numerosi vendor in corsa, saprà davvero trasformare l’hype in valore duraturo.


















