di Fritz Walter | Per fortuna, non si vive di solo Zalone! Consultando la classifica dei film italiani con il maggior incasso al botteghino, dopo la manita del Checco nazionale, ecco il film in bianco e nero dell’attrice, comica, sceneggiatrice, e anche regista, romana Paola Cortellesi, “C’è ancora domani”. Mi verrebbe da dire: per fortuna!
Per chi non l’avesse ancora visto, consiglio di fermarsi qui dal leggere questo editoriale, così da non farsi spoilerare un finale che, a mio avviso, cambia la percezione e il significato di tutta la pellicola.
Sì, perché alla soglia del referendum sulla giustizia dei prossimi 22 e 23 marzo, scrivere l’editoriale prendendo spunto da un film basato a tutti gli effetti su quello che è stato il primo referendum costituzionale mi sembrava doveroso.
Infatti, esattamente ottanta anni fa, con il referendum indetto il 2 giugno del 1946, nacque la Repubblica Italiana.
Un parallelo tra ieri e oggi
Alcune similitudini collegano come un ponte virtuale queste due consultazioni (quella del 1946 e questa del 2026).
In primo luogo, l’importanza delle donne in queste tornate referendarie: nel primo caso, per la prima volta in Italia partecipavano anche le donne a una consultazione politica a livello nazionale, dove risultarono votanti circa 13 milioni di donne e 12 milioni di uomini!
Oggi, si andrà invece al voto con la prima presidente del consiglio donna a capo del governo italiano.
Altra similitudine il clima politico. Mentre oggi la spaccatura è da considerarsi verticale (destra e sinistra sono diametralmente opposte sull’indicazione di voto), ottanta anni fa la divisione era orizzontale: da una parte il nord prevalentemente repubblicano, dall’altra il sud decisamente più monarchico.
Questo diede vita a una accelerazione sulla separazione politica e territoriale del “Belpaese”.
Altro punto in comune da considerare è la centralità del dibattito costituzionale.
Da una parte quello che portò nel giro di qualche anno alla nascita della Costituzione italiana; oggi, quello che punta all’eventuale separazione delle carriere di giudici e magistrati. In entrambi i casi, si tratta di battaglie su riforme e assetto dei poteri!
Uno strumento democratico
In conclusione, i referendum (a prescindere dalla tematica specifica) rappresentano lo strumento principale di democrazia diretta, uno dei pochi momenti in cui il popolo tutto ha la possibilità di decidere almeno una parte del proprio futuro senza l’intermediazione dei parlamentari.
Non è mia intenzione dare suggerimenti o indicazione di voto. L’unico mio auspicio, a prescindere dal risultato, è quello di vedere una vera affluenza (anche se mai si raggiungerà il quasi 90% del referendum del 1946), soprattutto in relazione al fatto che su questa tornata non ci sarà quorum.
Ai referendum, non c’è domani.
Leggi l’editoriale del numero 36 di Elettronica AV


















