di Laura Reggiani | La nuova analisi dell’Osservatorio Space Economy della School of Management del Politecnico di Milano racconta un’Italia che si muove con ritmo crescente nel panorama spaziale internazionale.
La ricerca, presentata durante il convegno “La Space Economy italiana nel post Pnrr: la sfida della valorizzazione”, restituisce un quadro di settore in forte evoluzione, segnato da numeri in crescita, da un’espansione delle applicazioni e da un ampliamento della platea di aziende coinvolte. Allo stesso tempo, evidenzia l’arrivo di una fase critica: con la conclusione dell’impulso Pnrr, il sistema-Paese deve evitare che quanto costruito si disperda e deve trasformare il sostegno straordinario degli ultimi anni in una competitività stabile sul medio-lungo periodo.
Uno dei dati più significativi riguarda il mercato italiano dei servizi di Osservazione della Terra, che nel 2025 raggiunge i 340 milioni di euro, con una crescita del 17% sul 2024. Dopo l’accelerazione eccezionale dell’anno precedente, pari al 28%, il ritmo appare più contenuto ma perfettamente in linea con il contesto europeo, dove, secondo le stime Earsc, il mercato nel 2024 è cresciuto anch’esso del 17%.
Pur in un quadro ancora caratterizzato da una forte presenza del settore pubblico nell’approvvigionamento dei dati – Copernicus e le iniziative europee rappresentano la porzione più rilevante – si nota un aumento sensibile della componente privata, in particolare startup e Pmi tecnologiche, che forniscono oggi quasi un terzo dei dati.
Space Economy, un settore in trasformazione
Ciò che emerge con chiarezza dalla ricerca del Politecnico è che il baricentro della creazione di valore si sta spostando.
Le imprese non puntano più alla costruzione e al controllo dell’infrastruttura spaziale, bensì alla capacità di trasformare i dati in servizi, piattaforme e soluzioni applicative. Questa evoluzione apre margini competitivi significativi, soprattutto per il settore elettronico, che vede crescere la domanda di sensori avanzati, sottosistemi intelligenti, dispositivi miniaturizzati, architetture di bordo e sistemi di analisi.
La centralità delle applicazioni è sottolineata anche dalla percezione diffusa del progetto Iride, la costellazione satellitare realizzata grazie al Pnrr: il 68% delle imprese del settore ne conosce gli obiettivi, considerandola un vero abilitatore di mercato, capace di aumentare la disponibilità di dati, stimolare la domanda privata e ampliare l’offerta downstream.
La filiera della Space Economy
La stessa ricerca del Politecnico evidenzia la particolarità della filiera italiana, una delle più articolate a livello europeo.
Il 60% delle imprese combina attività spaziali con settori contigui come aviazione, metalmeccanico e automotive. La contaminazione è un elemento strategico: favorisce lo sviluppo di competenze trasversali, accelera il trasferimento tecnologico e permette di applicare soluzioni nate per lo spazio ad ambiti terrestri, generando valore anche nelle filiere produttive tradizionali.
È un tratto distintivo che consente all’Italia di muoversi con agilità in un mercato in cui nessuna azienda può più permettersi un approccio monolitico. La filiera si presenta però con una struttura duale. Accanto alle numerose Pmi altamente specializzate, spesso focalizzate su tecnologie di nicchia e su processi di elevatissima qualità, operano imprese più grandi e strutturate, capaci di gestire programmi complessi, presidiare mercati internazionali e fungere da aggregatori di competenze.
Questa coesistenza è una ricchezza, ma comporta anche alcune difficoltà: la competizione interna rappresenta uno degli ostacoli principali alla creazione di un vero ecosistema collaborativo, mentre a livello europeo la criticità maggiore è l’accesso ai finanziamenti. Sul piano extra-europeo, invece, il quadro normativo frammentato rende difficile alle imprese italiane muoversi con continuità.
Servitizzazione e AI: la trasformazione dei modelli industriali
Tra le trasformazioni più significative rilevate dalla ricerca c’è la diffusione crescente della servitizzazione.
Nel 2025 il 62%delle imprese sta già adottando o sta valutando modelli as-a-service, rispetto al 39%dell’anno precedente. L’idea che gli asset spaziali – infrastrutture, capacità produttive, software, componentistica – possano essere utilizzati in modalità servizio sta cambiando i modelli di business e la natura stessa delle collaborazioni industriali.
A fianco della servitizzazione avanza in modo deciso anche l’Intelligenza Artificiale: il 54% delle imprese del settore la utilizza già, in particolare nei processi di progettazione, produzione e sviluppo prodotti. L’integrazione dell’AI in ambito spaziale non si limita all’analisi dei dati satellitari, ma interessa la gestione dei sottosistemi, l’ottimizzazione dei componenti elettronici, il testing, la manutenzione predittiva e l’automazione dei processi di produzione.
La sfida del post Pnrr: non disperdere l’eredità
In questo quadro dinamico si inserisce una sfida non secondaria: l’Italia sta entrando nel post-Pnrr, una fase che richiede capacità di consolidare la spinta ottenuta negli ultimi anni.
Paolo Trucco, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Space Economy, sottolinea come il Paese sia a un vero e proprio punto di svolta. L’impulso del Pnrr ha sostenuto progetti strategici, ma ora, con la sua conclusione prevista nel 2026, occorre coordinare gli attori, mantenere viva la filiera e trasformare l’eredità del Piano in un vantaggio duraturo. Senza una strategia di lungo periodo, rischia di spegnersi il dinamismo che oggi sta caratterizzando l’intero comparto.
A questa prospettiva si aggiunge l’approvazione, nel 2025, del nuovo Disegno di Legge sull’economia dello spazio, un tassello importante verso la costruzione di un quadro normativo più aggiornato. Secondo Michéle Lavagna, co-responsabile scientifico della ricerca, questa norma rappresenta una grande opportunità, ma dovrà accompagnarsi a misure che stimolino la domanda, sostengano la competitività industriale e facilitino l’utilizzo delle risorse spaziali anche al di fuori dei confini dell’industria tradizionale. La concorrenza globale diventa sempre più accesa, e la capacità di muoversi in modo coordinato, integrando passato e futuro, sarà cruciale per consolidare la leadership italiana.
Diversificazione: le aziende non-space guardano allo spazio
La ricerca mette in luce un altro fenomeno rilevante, spesso sottovalutato: la crescente attenzione delle imprese non-space verso il settore spaziale.
Oggi il 55% delle aziende che tradizionalmente non operano nello spazio considera questo ambito come una potenziale area di diversificazione. La maggior parte non ha ancora intrapreso un percorso concreto, ma esiste un interesse latente molto forte. Le barriere non mancano: scarse competenze interne, poca conoscenza del mercato e difficoltà a instaurare relazioni con gli attori specializzati.
Tuttavia, molti primi passi arrivano da iniziative di clienti, partner e attori istituzionali che coinvolgono aziende esterne alla filiera in progetti pilota. È forse uno degli indicatori più chiari di quanto lo spazio stia diventando una piattaforma abilitante per settori molto diversi tra loro, compreso quello elettronico.
Start-up: un mercato piccolo, ma dinamico
Il quadro si completa con l’analisi delle start-up, che nel 2025 raccolgono 25 milioni di euro, un dato in linea con l’anno precedente. Pur trattandosi di valori ridotti rispetto ai concorrenti globali, la situazione italiana è coerente con quella di altri Paesi europei comparabili.
L’introduzione del ventottesimo regime europeo, una normativa sovranazionale pensata per semplificare la vita alle imprese innovative, potrebbe rappresentare nel 2026 un punto di svolta per rendere più scalabili le iniziative imprenditoriali dello spazio.
La Space Economy in numeri
• Cresce il mercato dell’Osservazione della Terra
340 milioni nel 2025, +17%: sviluppo trainato da servizi e applicazioni, non più solo infrastruttura.
• Filiera italiana ampia e ibrida
60% delle imprese opera anche in settori adiacenti: aviazione, metalmeccanico, automotive.
• AI e servitizzazione cambiano i modelli industriali
Un’impresa su due usa già l’AI; il 62% esplora modelli as-a-service.
• Post Pnrr: fase critica
Il rischio è disperdere l’eredità di Iride
e dei progetti abilitati dal Piano.
• Start-up: numeri piccoli, segnali positivi
Raccolti 25 milioni nel 2025; il nuovo regime europeo può accelerare la scalabilità.
• Spazio come opportunità di diversificazione
55% delle aziende non-space valuta l’ingresso, ma servono competenze e relazioni.


















