di Virna Bottarelli | Industria 5.0 è un concetto dell’industria che si fonda su tre pilastri: sostenibilità, resilienza e centralità dell’uomo.
Per capire quanto la realtà industriale del nostro Paese si avvicina a questo modello abbiamo interpellato Marco Vecchio, Direttore Tecnico di Federazione Anie, che conosce da vicino il mondo dell’industria.
“Nel biennio 2024-25, con il Piano Transizione 5.0, si è avviato un percorso volto a rendere più concreto il pilastro della sostenibilità del manifatturiero”, dice Vecchio. “Nonostante diverse traversie, i risultati ottenuti sono stati complessivamente positivi, considerando che attraverso questo strumento sono stati investiti quasi cinque miliardi di euro. Purtroppo, nel 2026 il progetto non proseguirà, rallentando di fatto il processo evolutivo delle nostre industrie verso il modello 5.0.
C’è ancora molto da lavorare per il raggiungimento di questi obiettivi, che risultano più complessi da perseguire in un tessuto industriale come quello nostrano, composto principalmente da piccole e microimprese: realtà certamente innovative, ma spesso prive della struttura necessaria per adeguarsi a queste dinamiche globali”.
A livello europeo è attiva da un paio d’anni una Community of Practice sull’Industria 5.0, istituita dalla Commissione Europea. Come Anie, partecipate alla Community o siete coinvolti in gruppi di lavoro simili a livello internazionale?
Non partecipiamo direttamente alla Community, ma diamo il nostro contributo attraverso il network di associazioni europee a cui aderiamo e tramite le aziende associate, che hanno a loro volta attività in Europa e sono presenti nelle associazioni dei diversi stati membri.
Un’iniziativa come questa può certamente generare un miglioramento continuo, centrato sulle persone, e promuovere un’innovazione più rapida e responsabile.
L’accelerazione dell’apprendimento e del re-skilling, così come la maggiore accettazione delle tecnologie avanzate, sono ulteriori effetti positivi di una simile comunità d’intenti.
Rispetto alle aziende italiane, qual è il vostro impegno nel sostenerle a compiere il passaggio verso l’Industria 5.0?
In generale, la nostra Federazione è da sempre impegnata nell’operazione di divulgazione tecnologica sia verso i mercati di sbocco dei soci sia verso gli associati stessi.
Portiamo avanti un’azione costante di aggiornamento su tutto ciò che è correlato al mondo 5.0, sia dal punto di vista delle tecnologie disponibili sia per quanto concerne gli strumenti di finanziamento.
Sin dai tempi del primo Piano Industria 4.0, abbiamo istituito uno sportello che supporta i nostri soci e i loro clienti che vogliono investire nel 4.0 e nel 5.0.
A vostro avviso, il Piano Transizione 5.0 ha funzionato?
La risposta è: “alla fine sì”. Nel senso che, purtroppo, si è perso almeno un anno tra ritardi burocratici e un’eccessiva complessità delle procedure.
Con la Legge di Bilancio 2025 si sono fatti passi avanti significativi: si è semplificato notevolmente lo strumento, e, di conseguenza, si è registrata una netta accelerazione nell’uso dello stesso.
Il MIMIT ha recentemente dichiarato che, dei 6,3 miliardi di euro stanziati inizialmente (c’è stato poi un taglio nel 2025), ben 4,7 sono stati effettivamente utilizzati: quindi un buon risultato. Alla fine dello scorso anno si è addirittura verificato un problema di scarsezza di risorse per soddisfare le ultime richieste.
In quali tecnologie si sono concentrati gli investimenti delle aziende che hanno avuto accesso alle risorse del Piano?
Indubbiamente, la componente della digitalizzazione, ovvero il 4.0, è risultata il fattore determinante per il successo del Piano. Dopo le semplificazioni di inizio 2025, anche gli investimenti in efficienza energetica sono cresciuti bene.
Come ANIE speravamo si facesse anche un maggiore ricorso agli incentivi per l’autoconsumo, che alla fine hanno registrato circa il 7% della spesa globale, pagando alcune scelte un po’ troppo restrittive legate al livello di efficienza dei pannelli e all’origine europea dei moduli e delle celle.
Anie ha espresso qualche criticità rispetto alle novità che nell’ultima legge di bilancio interessano il Piano Transizione 5.0: vuole parlarcene brevemente e dirci che cosa sarebbe auspicabile?
Il problema principale riguarda l’accesso ai finanziamenti destinati ai prodotti esclusivamente made in UE, sia hardware che software. Una limitazione di mercato abbastanza difficile da accettare, perché è complesso dimostrare l’origine dei prodotti – specialmente la parte immateriale – e perché alcune tecnologie non sono semplicemente disponibili in Europa ma vengono importate.
Questo aspetto potrebbe essere superato (al momento in cui si scrive non vi è ancora certezza) poiché si prevede una modifica alla Legge di Bilancio 2026 che eliminerà tale condizione.
A quanto pare, qualcuno si è reso conto del problema. Un altro aspetto è legato all’autoconsumo dove, a causa dell’innalzamento dell’efficienza dei pannelli, si è ristretto enormemente il parco di possibili fornitori europei di prodotti finanziabili con il Piano. Sarebbe auspicabile ripristinare le condizioni previste dal precedente Piano per evitare questo problema.
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