di Laura Reggiani | Dopo un 2025 già in crescita, il 2026 si conferma come un anno chiave per gli investimenti dell’industria dei semiconduttori.
Secondo le stime di Semiconductor Intelligence, la spesa complessiva in conto capitale del settore ha raggiunto 166 miliardi di dollari nel 2025, con un incremento del 7% rispetto al 2024. Per il 2026 la previsione è ancora più ambiziosa: 200 miliardi di dollari, pari a un aumento del 20% su base annua. Una dinamica che riflette la forte domanda legata a Intelligenza Artificiale, 5G e high-performance computing, ma che evidenzia anche un profondo riequilibrio tra i diversi attori della filiera.
Tsmc rafforza la leadership nelle fonderie
Tra i protagonisti assoluti degli investimenti emerge ancora una volta Tsmc. Nel 2024 il colosso taiwanese è stato il maggiore investitore del settore, con 40,9 miliardi di dollari di CapEx, pari al 25% della spesa globale. Per il 2026 l’azienda prevede un ulteriore salto, con investimenti compresi tra 52 e 56 miliardi di dollari, in crescita dal 27% al 37% rispetto al 2025.
Tsmc indica chiaramente le direttrici strategiche di questo aumento: AI, 5G e calcolo ad alte prestazioni, segmenti che richiedono nodi tecnologici sempre più avanzati e una capacità produttiva in costante espansione. Al contrario, molte altre fonderie prevedono per il 2026 investimenti stabili o in lieve calo, con un’eccezione rilevante: GlobalFoundries, che annuncia un incremento del CapEx addirittura del 70%.
Musk entra nella produzione di chip
Una delle novità più significative arriva fuori dagli schemi tradizionali del settore.
Lo scorso 21 marzo, Elon Musk ha annunciato il progetto Terafab, una nuova wafer fab destinata a produrre semiconduttori per Tesla, SpaceX e xAI. L’impianto sorgerà ad Austin, Texas, con un investimento complessivo stimato tra 20 e 25 miliardi di dollari. A regime, Terafab dovrebbe raggiungere una capacità di un milione di wafer al mese su nodo 2 nm, con avvio della produzione iniziale previsto per il 2028 e piena operatività nel 2032.
Spalmando il costo massimo su sei anni, l’investimento medio annuo supera i 4 miliardi di dollari. Per il solo 2026, le stime indicano una spesa in CapEx di circa 3 miliardi di dollari, destinata a terreni, infrastrutture e prime costruzioni. Pur non vendendo chip sul mercato aperto, Terrafab viene classificata come foundry per il suo ruolo produttivo interno.
Le memorie al centro della scena
Nel 2026 saranno le aziende che producono memorie a rappresentare la quota maggiore degli investimenti: 45% del CapEx totale del settore.
Samsung ha annunciato un piano di spesa superiore a 110 trilioni di won (circa 74 miliardi di dollari) per “assicurarsi la leadership nell’era dei semiconduttori per l’AI”. Secondo le stime, circa 34 miliardi di dollari saranno destinati a R&D e ad attività non direttamente legate alla produzione di semiconduttori, lasciando 40 miliardi di dollari per il CapEx manifatturiero: un aumento del 20% rispetto al 2025. Anche Micron e SK Hynix prevedono incrementi di spesa superiori al 40%, trainati dalla domanda di Hbm e Dram avanzate per applicazioni AI.
Idm in ritirata: pesa il cambio di paradigma
Diverso il quadro per gli Idm (Integrated device manufacturers). Nel 2025 hanno investito 41,3 miliardi di dollari, in calo del 25% rispetto al 2024. Per il 2026 è attesa un’ulteriore contrazione, stimata intorno al 9%.
Alla base di questa tendenza c’è ancora una volta l’AI, che favorisce soprattutto fabless e produttori di memoria. Intel, storico leader negli investimenti, ha speso 17,7 miliardi di dollari nel 2025, il 29% in meno rispetto all’anno precedente, e prevede un CapEx stabile o in lieve calo nel 2026. Dopo essere stata superata da SK Hynix nel 2025, Intel dovrebbe cedere il passo anche a Micron nel 2026.
Texas Instruments ridurrà gli investimenti a 2-3 miliardi di dollari, dai 4,6 miliardi del 2025, mentre STMicroelectronics e Infineon hanno annunciato piani di aumento del CapEx, in linea con le rispettive strategie industriali.
Equilibrio ancora sotto controllo
Storicamente, il mercato dei semiconduttori è noto per la sua forte volatilità. Negli ultimi quarant’anni si è passati da una crescita del 46% nel 1984 a un crollo del 32% nel 2001.
Più recentemente, il settore ha registrato un -8% nel 2023 e un +26% nel 2025. Il rapporto tra CapEx e dimensione del mercato ha oscillato tra un minimo del 12% e un massimo del 34%, con una media storica del 23% dal 1980 al 2025. Dopo il picco del 31,1% nel 2023, il rapporto è sceso al 25% nel 2024 e al 21% nel 2025. Per il 2026 è prevista un’ulteriore discesa al 19%, con una media quinquennale intorno al 24%.
In altre parole, nonostante la forte crescita degli investimenti prevista per il 2026, il CapEx non sembra eccedere la crescita del mercato. Se la domanda continuerà a rimanere solida, il rischio di sovracapacità appare, almeno per ora, sotto controllo.
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