La logistica è diventata una questione strategica

La catena logistica internazionale non è più un problema da gestire all’occorrenza. È una variabile competitiva permanente

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Il 2026 ha reso evidente quello che molte piccole e medie imprese italiane stavano già percependo: la catena logistica internazionale non è più un problema da gestire all’occorrenza.

È una variabile competitiva permanente, che condiziona ogni decisione di export — indipendentemente dal settore, dalla stagione, dalla destinazione.

Il contesto in cui si muovono oggi le merci italiane verso i mercati internazionali è strutturalmente più complesso rispetto a qualsiasi scenario precedente:

  • dazi che cambiano base giuridica da un mese all’altro
  • rotte marittime deviate per evitare il Golfo Persico
  • noli in salita
  • assicurazioni che si ritirano dalle zone a rischio.

E per chi spedisce merci pesanti – tra i 68 e i 1.000 kg – questa complessità ha un peso specifico che va oltre il semplice aumento dei costi.

In questi casi serve pianificazione, competenza doganale su mercati diversi, voli dedicati con frequenze affidabili, partner locali che conoscono le regole, scritte e non scritte, del gioco.

Per le PMI che non hanno un ufficio logistico interno strutturato, questa complessità si traduce spesso in ritardi, costi imprevisti e rapporti commerciali che si deteriorano.

I tre nodi che frenano le Pmi

Tra le criticità più diffuse tra le imprese europee che esportano merci fisiche emergono con costanza tre aree:

  • la complessità delle procedure doganali
  • la gestione della documentazione in formato digitale
  • la mancanza di visibilità in tempo reale sullo stato delle spedizioni.

La documentazione doganale elettronica — se gestita correttamente — riduce i tempi di sdoganamento in modo significativo.

Il tracciamento in tempo reale permette di anticipare i problemi invece di subirli.

E la copertura capillare sulle rotte principali, con frequenze di volo che garantiscono continuità, è la condizione che trasforma questi strumenti da promesse in risultati concreti.

Che cosa è successo con i dazi Usa?

Con i dazi Usa al 15%, per i settori che formano il cuore manifatturiero delle Pmi il conto è salato: autoveicoli -18,5%, mobili -8,2%, prodotti in metallo -7,9%, alimentari e bevande -4,5%, macchinari -3,4%. Il +7,2% di export italiano verso gli Usa registrato lo scorso anno è quasi interamente imputabile al settore farmaceutico, che segna +54% grazie anche al front-loading pre-dazi.

Al netto del farmaceutico, le vendite verso il mercato americano calano dell’1,9%.

A questo si aggiunge un dazio implicito spesso ignorato: il deprezzamento del dollaro sull’euro da agosto 2025 a gennaio 2026 vale un ulteriore -8,6% sul valore delle merci spedite. Sommando dazio formale ed effetto cambio, il dazio effettivo medio sul Made in Italy verso gli USA sale a circa il 21%.

Le ripercussioni della Guerra in Iran

Lo Stretto di Hormuz è formalmente riaperto, ma il traffico è ancora in calo del 70% rispetto alla normalità.

Per le imprese italiane che esportano nell’area — o che dipendono da quelle rotte — la parola chiave non è ancora “sollievo”. I giganti del trasporto marittimo hanno dirottato le flotte verso il Capo di Buona Speranza: 10-14 giorni in più, noli su del 30-35%.

I principali club assicurativi hanno cancellato le coperture war risk per le acque del Golfo, con premi che in alcuni casi sono aumentati del 50-100%. Chi esporta fresco — mele, kiwi, formaggi — non può aspettare che il quadro si stabilizzi.

La Tassa da 2 euro sui pacchi extra-UE

Dal 2 gennaio 2026 ogni spedizione extra-UE di valore non superiore a 150 euro è gravata da un contributo fisso di 2 euro, applicato per singola spedizione al momento dello sdoganamento.

La Circolare 4/2026 dell’Agenzia delle Dogane ha chiarito un punto rilevante: non si tratta di un dazio doganale in senso stretto ma di un contributo amministrativo, e quindi non concorre alla base imponibile IVA.

Il soggetto passivo è il dichiarante doganale, non il consumatore finale — ma l’effetto sui prezzi finali dell’e-commerce rischia comunque di essere trasferito a valle.

Per le importazioni di gennaio e febbraio 2026 il primo versamento cumulativo è fissato al 15 marzo; dal 1° marzo si applicano le modalità ordinarie tramite codice tributo 159. In arrivo anche un prelievo europeo aggiuntivo di 3 euro, previsto dal 1° luglio 2026.

(fonte: Pmi e Fedex)


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