di Virna Bottarelli | Area Science Park è un Ente nazionale di ricerca pubblico che opera sotto l’egida del Ministero dell’Università e della Ricerca. Nato nel 1978 con l’iniziale missione di sviluppare il parco scientifico e tecnologico di Trieste, ha ampliato negli anni il suo raggio d’azione verso la ricerca, il trasferimento tecnologico, i servizi di innovazione a supporto del sistema imprenditoriale e lo sviluppo di startup innovative.
Oggi le sue principali linee di intervento riguardano lo sviluppo e la gestione di infrastrutture di ricerca e tecnologiche, la ricerca ad alta specializzazione, in particolare in scienze della vita, scienze dei materiali, data science e AI, idrogeno e sostegno all’innovazione ad alto rischio.
Il team della Area Science Park è composto da circa 230 tra ricercatori e tecnologi ed esperti in processi di innovazione e transizione sostenibile e digitale. Dal 1° marzo alla sua guida c’è l’ingegner Giorgio Graditi, già Direttore Generale Enea e presidente di Medener, l’associazione che riunisce le agenzie nazionali dei Paesi del Mediterraneo impegnate nel campo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili.
Come si inserisce Area Science Park nella realtà produttiva del territorio regionale? Come ha contribuito e contribuisce alla crescita di quest’ultimo?
L’Asp è l’unico Ente del Mur a gestire un parco scientifico e tecnologico multisettoriale, il più grande in Italia, in cui operano 49 imprese, sei centri di ricerca e circa 2.800 addetti. È un motore di crescita e sviluppo competitivo per la Regione Friuli Venezia-Giulia, con una lunga e consolidata esperienza nello sviluppo di progetti di ricerca e innovazione, che negli anni hanno coinvolto e supportato diverse Pmi attive sul territorio.
Oggi, attraverso progetti in partenariato, dimostratori di tecnologie e infrastrutture di ricerca e tecnologiche, Asp sostiene lo sviluppo e la crescita di imprese e startup, con particolare attenzione ai percorsi di transizione digitale e sostenibile.
Esempi concreti sono l’impegno nel progetto “North Adriatic Hydrogen Valley” per una filiera transnazionale dell’idrogeno, nella partecipazione a reti come Enterprise Europe Network, nell’erogazione di servizi di informazione brevettuale o strumenti come la piattaforma Innovation Intelligence FVG, che consente di monitorare le dinamiche dell’innovazione regionale.
Nella sua carriera si è occupato di transizione energetica, tecnologica e digitale: a che punto siamo del percorso?
La transizione energetica, tecnologica e digitale è per sua natura un processo complesso ed evolutivo che richiede una capacità continua di adattamento. La complessità, se adeguatamente governata, può generare opportunità, accrescere conoscenza e sviluppare innovazione.
La transizione che stiamo vivendo coinvolge economia, ricerca, innovazione, industria e società, e, proprio per questo, richiede un dialogo continuo e strutturato tra i diversi stakeholder coinvolti, per orientare lo sviluppo verso modelli più sostenibili. In questo contesto, le rinnovabili, l’idrogeno, il nucleare di nuova generazione e le tecnologie digitali rappresentano alcuni dei pilastri del nuovo modello energetico, economico e sociale.
La sfida di oggi non è soltanto quella di individuare le soluzioni migliori, ma di accelerarne l’implementazione e l’adozione, rafforzando la cooperazione tra ricerca e impresa e creando le condizioni per tradurre l’innovazione in applicazioni concrete e sviluppo competitivo. È sulla capacità di integrazione e scalabilità tra tecnologie, fonti e vettori puliti che si gioca il successo a lungo termine della transizione.
Un altro tema, collegato ai tre citati, è quello dello sviluppo sostenibile: può spiegarci quali sono oggi le sfide della sostenibilità e quali sono le tecnologie sulle quali si punta, o si dovrebbe puntare, per affrontarle?
Le sfide della sostenibilità oggi sono molteplici e interconnesse – decarbonizzazione, sicurezza energetica, materie prime strategiche e critiche, adattamento climatico, uso efficiente e circolare delle risorse – e dovranno essere affrontate e risolte attraverso soluzioni inclusive, eque e condivise, con una strategia integrata e multisettoriale.
Occorrerà, inoltre, ripensare il nostro approccio all’utilizzo estensivo e alla gestione di beni e servizi di largo consumo, a favore di una maggiore consapevolezza del valore delle risorse e della tutela degli ecosistemi. Nell’affrontare queste sfide le tecnologie digitali e pulite giocano un ruolo cruciale; pensiamo alle energie rinnovabili, all’idrogeno verde e al nucleare di nuova generazione per la decarbonizzazione del sistema energetico; alle tecnologie digitali e alla gestione dei dati per ottimizzare ed efficientare usi finali e processi; allo studio di nuovi materiali, fondamentali per l’industria e l’efficienza energetica.
Anche Asp è impegnata in progetti che affrontano queste sfide: dallo sviluppo di impianti pilota per la produzione di idrogeno verde all’utilizzo di infrastrutture di calcolo ad alte prestazioni, che integrano un sistema di monitoraggio per misurare in tempo reale i consumi energetici e le condizioni ambientali. Ci sono anche progetti per lo studio e la caratterizzazione di materiali innovativi, fondamentali per applicazioni nei settori dell’energia, dell’economia circolare e della transizione ecologica, nonché cruciali per l’innovazione industriale.
Quali sono a suo avviso i punti di forza e i limiti del rapporto tra ricerca scientifica e mercato nel nostro Paese? Il trasferimento tecnologico funziona?
Uno dei punti di forza del nostro Paese è la qualità della produzione scientifica, a cui si aggiunge la capacità brevettuale, fattore abilitante per il trasferimento tecnologico. Nel 2025 (Report Mimit) le domande di brevetti per invenzione industriale sono cresciute del 18,2% con un incremento significativo anche dei contributi provenienti da università ed enti di ricerca (+25%).
Tuttavia, si riscontra ancora una limitata capacità di trasformare la conoscenza in applicazioni industriali su larga scala e la mancanza di un ecosistema dinamico e interconnesso per una concreta valorizzazione della conoscenza e la creazione di competitività. Il nodo principale si colloca nelle fasi intermedie del processo di innovazione – tra i livelli di maturità tecnologica TRL 3 e TRL 7 – in cui molte tecnologie faticano a passare dalla validazione sperimentale alla dimostrazione in ambiente industriale. Tutto questo è da contestualizzare nel sistema produttivo italiano, in larga parte composto da Pmi che spesso non dispongono di risorse sufficienti per investire in ricerca e sviluppo o per assorbire innovazione complessa.
È necessario, pertanto, rafforzare i meccanismi di connessione tra ricerca e impresa e investire nelle infrastrutture intermedie affinché il trasferimento tecnologico si traduca in innovazione diffusa e scalabile, nonché accompagnare le tecnologie lungo tutta la catena del valore.
C’è un problema di carenza di competenze scientifiche e tecnologiche nel nostro Paese? O, meglio, c’è una difficoltà nel trattenere i profili tecnici e scientifici più specializzati? Come dobbiamo affrontare la questione?
Il primo nodo critico riguarda la formazione. Ormai da diversi anni i dati certificano che i percorsi Stem sono poco attrattivi, non riescono a generare un numero sufficiente di iscritti rispetto alla domanda di competenze scientifiche e tecnologiche richieste dal mondo produttivo e dal mercato del lavoro. Il secondo aspetto è la difficoltà nel trattenere i profili più specializzati, che spesso trovano all’estero contesti più vantaggiosi.
Bisogna lavorare per creare condizioni più favorevoli; questo richiede interventi su più livelli in cui sono coinvolti diversi attori. Penso alla creazione di ecosistemi che valorizzino le competenze mettendo in relazione formazione, ricerca e impresa. In questa prospettiva, le infrastrutture di ricerca e tecnologiche possono svolgere un ruolo decisivo, non solo come luoghi di produzione di conoscenza, ma come ambienti capaci di attrarre e trattenere talenti, offrendo reali opportunità di crescita e sviluppo.
Quali sono i trend tecnologici più innovativi che ispirano l’attività dell’Area Science Park?
Sono la ricerca in Hpc e Intelligenza Artificiale, lo sviluppo di tecnologie per la filiera dell’idrogeno e lo studio di materiali funzionali, a cui si aggiunge l’indagine sulle scienze omiche, che, grazie all’integrazione con approcci computazionali avanzati, stanno trasformando la ricerca biomedica e aprendo nuove prospettive per la medicina personalizzata.
Un ulteriore ambito di interesse è il supporto all’innovazione deep tech che nasce dalla ricerca di frontiera e che, per sua natura, è caratterizzata da un elevato livello di rischio. In questo contesto, l’Ente ha avviato un programma volto a sostenere cinque idee di impresa ad alto contenuto tecnologico, attraverso un percorso strutturato che prevede contributi dedicati, accesso a infrastrutture di ricerca e servizi di accompagnamento alla crescita. Le startup selezionate sono attive all’interno dei trend tecnologici sopracitati.
Su questo numero della rivista dedichiamo un dossier al settore medicale: qual è oggi l’impatto della tecnologia sulle scienze della vita? Ci sono progetti innovativi in questo ambito seguiti dal vostro parco scientifico?
Oggi la tecnologia sta trasformando in modo radicale le scienze della vita. Strumenti avanzati come l’Intelligenza Artificiale, l’Internet delle cose, la robotica e le biotecnologie sono a servizio dell’uomo per affrontare sfide globali e migliorare la qualità della vita. La sanità può essere personalizzata grazie a sistemi di diagnosi predittiva e dispositivi medici ad alta specializzazione per offrire cure e soluzioni su misura.
Gli esempi anche all’interno del nostro sistema sono diversi: il progetto INGenIO, coordinato da Asp e finanziato con 21 milioni di euro dal Mur, per creare un’infrastruttura interoperabile e distribuita per lo studio di malattie rare; lo studio che ha coinvolto Icgeb, Elettra Sincrotrone Trieste e Fondazione Italiana Fegato – insieme a Università di Trieste e Irccs Burlo Garofolo – e ha consentito di ricreare in laboratorio un “mini-fegato” che si comporta come uno reale, con la possibilità di testare farmaci già esistenti su modelli di malattia realistici, aprendo la strada a terapie più mirate nella cura delle patologie epatiche.
Per concludere, ci sono player dell’elettronica con i quali l’Area Science Park ha partnership o rapporti di collaborazione? Se sì, quali sono i progetti che li interessano?
L’Ente non ha partnership dirette con player del settore, ma l’elettronica rappresenta il “sistema nervoso” di molte delle attività di ricerca e di sviluppo tecnologico condotte in Area Science Park e nel nostro ecosistema.
È una tecnologia inglobata in diverse applicazioni sviluppate da imprese insediate nel parco, dal controllo dei processi produttivi industriali, alle telecomunicazioni satellitari, all’agricoltura di precisione, alle tecnologie per la transizione energetica. La connessione tra elettronica, tecnologie per la digitalizzazione e biotecnologie rappresenta uno dei campi più promettenti della ricerca e dell’innovazione e svolge un ruolo centrale nella duplice trasformazione verde e digitale.
Chi è Giorgio Graditi
Presiede oggi Medener, l’associazione delle Agenzie nazionali per l’efficienza energetica e le rinnovabili riconosciuta dalla Commissione Europea, e SIET, attiva nel settore nucleare. È membro del Consiglio di Amministrazione dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, della Fondazione Nest e del Consiglio Scientifico della Fondazione Rome Technopole. Coordina inoltre il Consiglio Scientifico del Cluster Tecnologico Nazionale Energia. Responsabile di numerosi progetti di ricerca e innovazione sulla sostenibilità e la transizione energetica, è autore di testi scientifici e oltre 300 pubblicazioni internazionali. Svolge attività di docenza universitaria, è peer reviewer, editor associato e membro di comitati editoriali di riviste e conferenze scientifiche internazionali. |




Direttore Generale di Area Science Park, Giorgio Graditi è una figura di rilievo nel panorama internazionale della ricerca e dell’innovazione energetica. In precedenza, è stato Direttore Generale dell’Enea e ha guidato il Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili, contribuendo in modo determinante a strategie e iniziative nazionali ed europee per la transizione energetica, digitale ed ecologica. 













