Nonostante forti tensioni commerciali e molteplici livelli di rischio, Allianz Trade ha effettuato l’upgrade del ‘risk rating’ di 36 Paesi. Quattordici, invece, sono stati i downgrade.
Le 36 economie con rating migliorato includono Argentina, Ecuador, Italia, Spagna, Turchia, Ungheria e Vietnam.
Ana Boata, Head of Economic Research di Allianz Trade, spiega:
“Nel 2025, gli upgrade sono stati guidati principalmente da fondamentali macroeconomici più solidi, supportati da politiche fiscali e monetarie più accomodanti. In diversi mercati emergenti, le migliori condizioni di approvvigionamento finanziario, apprezzamento delle valute locali e prezzi delle materie prime più elevati hanno consentito di allentare le restrizioni sui trasferimenti e sulla convertibilità, una dimensione chiave del rischio politico.
Tra le economie ad alto reddito, maggiore stabilità politica, disinflazione e trade performance più solida hanno rafforzato la resilienza in Europa (in particolare in Germania, Grecia, Italia e Spagna) e nella regione Asia-Pacifico (inclusi Corea del Sud e Vietnam)”.
Italia: migliora la resilienza, persistono le sfide strutturali
L’Italia inizia il 2026 con una crescita moderata (Pil +0,8% nel 2026 e +1,0% nel 2027), inflazione in calo intorno all’1,5% e un deficit vicino al 3% del Pil.
Il debito pubblico resta elevato (circa 135% del Pil) ma è in fase di stabilizzazione.
Persistono rischi legati a bassa produttività e dipendenza energetica; tuttavia, il calo degli spread sovrani e il miglioramento della disciplina fiscale suggeriscono che la fragilità dell’Italia sia oggi più contenuta rispetto al passato.
Considerazioni globali
Aylin Somersan Coqui, Ceo di Allianz Trade, commenta infine:
“La resilienza si amplia, ma cluster di rischio persistono in economie rilevanti. Lo scorso anno abbiamo osservato un deterioramento dell’ambiente macroeconomico di medio termine in 7 mercati, rispetto a 18 che hanno registrato un miglioramento.
Tuttavia, tra i Paesi in deterioramento figurano Belgio, Brasile, Francia e Stati Uniti, che insieme rappresentano circa un terzo del Pil globale, ovvero dieci volte il peso delle economie che hanno visto un miglioramento.
L’economia globale attraversa uno dei periodi più turbolenti degli ultimi decenni, con una convergenza di shock e trasformazioni strutturali quali AI, demografia, climate change, commercio e regolamentazione.
L’incertezza rimane elevata e le imprese devono adottare un approccio selettivo, country-by-country, per espandere il business salvaguardando le proprie risorse.
Ciò sottolinea la necessità di un risk management granulare e forward-looking che vada oltre il rating principale. Il monitoraggio continuo delle condizioni di trasferimento e convertibilità, delle traiettorie fiscali e delle esposizioni commerciali sarà essenziale per anticipare i punti di rottura”.
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