di Virna Bottarelli | Introdotto da Cosimo Musca, presidente di Anie Componenti Elettronici, e da Vittorio Basso Ricci, editore di Elettronica AV, si è tenuto a fine giugno presso la sede di Anie, a Milano, l’incontro “Connettori: scenario di mercato e nuovi trend”.
L’evento è stato organizzato dal Gruppo Connettori di Anie Componenti Elettronici in collaborazione con la rivista Elettronica AV, alla cui direttrice, Laura Reggiani, è stata affidata la moderazione.
L’andamento del mercato
Diego Romeo, General Manager di Lemo e responsabile del Gruppo Connettori, ha introdotto l’evento spiegando che l’obiettivo del Gruppo è incrementare il numero dei membri e contribuire sempre più all’attività che Anie svolge ai tavoli politici come rappresentante di un’industria, quella elettrotecnica ed elettronica, strategica per il Paese. Harting, ITT Cannon, Lemo, Molex, Odu, Phoenix Contact, Quibix, Techno, Wurth, Rosenberg e Weidmueller sono le aziende membri del Gruppo.
“Pensiamo sia importante fare networking anche tra aziende competitor”, ha detto Romeo, prima di fornire i numeri del settore in Italia. “I dati Anie dicono che le vendite di connettori in Italia nel 2025 hanno raggiunto i 667 milioni di euro, segnando una crescita del 7% rispetto all’anno precedente. Per quanto riguarda i mercati di sbocco, in termini assoluti quello industriale è il principale: rappresenta il 33% del totale e, nell’anno considerato, è cresciuto del 44%. Buone performance sono state registrate anche dal mercato medicale, che è probabilmente anche sottostimato nei numeri, mentre è calato in modo significativo, -58%, il settore automazione”.
Sono stati citati anche i dati di Bishop & Associates sul mercato europeo dei connettori. Lo scenario è noto: l’Europa sta perdendo anno dopo anno quote di mercato nell’elettronica, un declino imputabile, oltre che alla perdurante crisi geopolitica con la guerra Russia-Ucraina e al rallentamento dell’industria automotive, anche all’incapacità delle aziende europee di fare rete mettendo da parte la competizione, cosa che invece riescono a fare gli Stati Uniti, risultando così più competitivi sulla scena globale rispetto al Vecchio Continente. “Per il 2026 le previsioni di Bishop sul mercato europeo sono di un +6,6%, una percentuale di crescita comunque inferiore rispetto a quella mondiale. Per l’Italia si prevede invece un +4,6%”, ha aggiunto Romeo. “Il settore applicativo più promettente è quello computer e data communication, seguito da quello militare”.
Ad ogni modo, indipendentemente dai mercati di sbocco, oggi parlare di connessioni non significa più solo parlare di componenti, ma di infrastrutture abilitanti: senza connessioni affidabili, performanti e progettate per contesti sempre più complessi, non esisterebbero né veicoli autonomi, né automazione avanzata, né robotica evoluta. Come ha detto Laura Reggiani: “Siamo in una fase in cui diversi fenomeni stanno convergendo: l’aumento esponenziale dei dati e delle velocità di trasmissione, la diffusione di applicazioni in ambienti critici, industriali e militari, il ritorno di architetture come la corrente continua, lo sviluppo di nuove frontiere come robotica, droni e umanoidi. In questo scenario, il connettore diventa un elemento chiave: non più “invisibile”, ma determinante per garantire integrità del segnale, efficienza energetica e affidabilità nel tempo”.
Partendo da questa considerazione, la tavola rotonda ha analizzato alcune delle tendenze chiave del settore e ha evidenziato come il settore dei connettori, spesso percepito come maturo, si stia invece dimostrando un terreno di innovazione, capace di abilitare interi ecosistemi tecnologici.
Trasmissione dati nei veicoli autonomi
Lorenzo Bonadeo, di ITT Cannon Veam, ha aperto la tavola rotonda parlando di connettori e veicoli autonomi di nuova generazione, una nuova frontiera, quest’ultima, che interessa più settori: agricoltura, truck, construction & mining, difesa. Come ha spiegato Bonadeo: “Il proliferare di sistemi intelligenti e autonomi modifica l’equipaggiamento dei veicoli, sia a livello periferico sia nell’abitacolo del veicolo. Parallelamente si adottano nuovi protocolli di comunicazione ad alta velocità. Il tutto, però, deve avvenire in spazi ridotti, perché il veicolo non deve aumentare le proprie dimensioni. Questo ha, ovviamente, un impatto sui connettori, che devono rispettare diversi requisiti”.
Quali devono essere le risposte dei produttori di connettori, quindi? Secondo Bonadeo si dovrebbe sempre partire da sistemi di connessione che il cliente già conosce perché usati in applicazioni tradizionali e integrare in essi nuove interfacce. “L’ideale sarebbe creare connettori ibridi, che consentono di non cambiare l’esterno del prodotto ma l’interno. È un discorso che vale sia per i connettori commerciali, sia per quelli specifici militari”.
Integrità del segnale e protocolli
Per garantire le performance di trasmissione ad alte velocità/frequenze i connettori devono ovviamente essere progettati e realizzati con cura, ma il connettore da solo non basta. Paolo Magni di Odu ha illustrato come gli altri componenti devono essere ben realizzati per ottenere un sistema di collegamento che garantisca l’integrità del segnale: “Tre elementi sono fondamentali: il connettore deve essere ben progettato, dal punto di vista della resistenza e della schermatura; il cavo deve essere realizzato ad arte per essere adatto alla trasmissione ad alta velocità; la giunzione connettore-cavo deve essere corretta: quando il processo di integrazione non è perfetto, il risultato non porta alle performance di trasmissione richieste perché si verificano perdita per inserzione e perdita per riflessione, riduzione di potenza di segnale e cambiamenti di impedenza che inficiano la performance”.
È fondamentale anche tenere conto delle limitazioni di distanza tipiche di ogni protocollo di trasmissione dati ad alta velocità. Magni fa un esempio concreto: “Se un cavo Hdmi 48 Gb/s trasmette ottimamente per un massimo di 5 m, il cliente deve sapere che a distanze superiori la resa non è la stessa”.
Con Claudio Redaelli di Phoenix Contact si sono esaminate le stesse problematiche nell’ambito dei connettori per circuito stampato, la cui progettazione deve tenere conto di diversi requisiti. “L’integrità di segnale va garantita anche sui connettori per Pcb”, ha esordito Redaelli. “Parliamo di connettori miniaturizzati, che viaggiano a 28 – 56 Gb/s, nei quali il materiale utilizzato ha un’importanza fondamentale per mantenere performance elevate, così come è fondamentale la forma del contatto per limitare gli effetti dei disturbi elettromagnetici in spazi così ridotti”.
Entrando più nello specifico, i parametri chiave che influenzano l’integrità del segnale nei connettori scheda-scheda per la trasmissione dati ad alta velocità sono: il controllo dell’impedenza, la perdita di inserzione e di ritorno, la diafonia, la geometria e l’uniformità del connettore. Occorre poi tenere conto degli effetti ad alta frequenza: l’effetto pelle, le perdite dielettriche e le possibili risonanze diventano sempre più significative a velocità di trasmissione dati più elevate.
Parlando poi dell’aumento di applicazioni in corrente continua, imputabile principalmente alla diffusione di dispositivi che funzionano nativamente in Dc e delle energie rinnovabili, Redaelli ha sottolineato la necessità di connettori disegnati specificatamente per questo utilizzo. È il caso, ad esempio, delle microgrid: “In queste reti Dc servono connettori che gestiscano il fenomeno dell’arco voltaico, ossia dotati di un’elettronica che lo sopprima. Connettori di questo tipo permettono di collegare e scollegare in sicurezza linee Dc sotto carico o sotto tensione”.
Corrente continua: i trend nel settore impiantistico
Anche Mauro Nodari di Techno ha parlato di una nuova stagione delle architetture in corrente continua nell’ambito dell’impiantistica. “Negli ultimi dieci anni sono aumentate le soluzioni impiantistiche Dc native o ibride”, ha spiegato Nodari, evidenziando come driver di questa tendenza la diffusione di fonti rinnovabili, su tutte il fotovoltaico, la crescita di carichi nativamente in Dc come nel caso di Led ed elettronica di potenza, la necessità di efficienza energetica sistemica e l’integrazione con storage, microgrid e controllo digitale.
“La cosa importante è capire che fare un’infrastruttura in Dc è un lavoro diverso da quello richiesto dai 220 V e dalla bassa tensione e che, con confini sempre più sottili tra chi produce e chi consuma energia, serviranno soluzioni native pensate per applicazioni Dc”. Parlando di connettori, Nodari ha fatto notare che correnti alte e Dc necessitano di sistemi connessione più sensibili, con connettori nativi e certificati per Dc, ad alta tenuta e bassa resistenza di contatto, capaci di sostenere un aumento delle performance.
Quali connettori per droni e umanoidi?
Claudio Sonzogni di Harting ha chiuso l’incontro spostando l’orizzonte dei connettori nel futuro, parlando di droni e umanoidi. “C’è un mercato in crescita per applicazioni in droni e umanoidi”, ha detto. “I droni hanno più utilizzi, dall’agricoltura ai più noti impieghi militari. Un drone include diverse tecnologie: antenne e Gps, moduli di comunicazione, servo e attuatori, batterie, motori, schede di distribuzione della potenza. E a seconda degli impieghi, il livello dei componenti richiesti è più o meno sofisticato. Per quanto riguarda la connessione, questi dispositivi richiedono tecnologie ibride che includono anche la potenza”.
Anche i robot umanoidi aprono nuove prospettive per i connettori. “Dal 2020 l’AI ha migliorato l’autonomia e la capacità di interazione naturale degli umanoidi. Si prevede che da qui al 2030, grazie alla riduzione dei costi, alla maggiore affidabilità e alle pressioni demografiche occupazionali, la loro adozione si diffonda ulteriormente”.


















