DAZI | Usa contro le importazioni dalla Cina

Restrizioni Usa sulle importazioni di ricetrasmettitori ottici prodotti in Cina: si prevede che gli operatori dei data center AI statunitensi diversificheranno i propri fornitori. Al contempo, produzione interna cinese in crescita

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La Commissione Federale per le Comunicazioni degli Stati Uniti sta elaborando una proposta volta ad ampliare la Covered List, l’elenco dei prodotti soggetti a restrizioni, per limitare le importazioni di ricetrasmettitori ottici di nuova generazione fabbricati in Cina.

Tuttavia, la proposta non è ancora stata resa pubblica ufficialmente. Come osserva TrendForce, infatti, diversi aspetti chiave rimangono poco chiari. Tra questi, la definizione dei criteri per determinare quali siano i produttori cinesi (la nazionalità dell’azienda, l’inclusione nell’elenco dei prodotti soggetti a restrizioni o il luogo di produzione) e l’eventuale concessione di un periodo di transizione. Pertanto, potrebbe essere troppo presto per interpretare la proposta come un divieto totale sui ricetrasmettitori ottici cinesi.

Nel breve termine, i clienti statunitensi avranno difficoltà a non fare affidamento sui ricetrasmettitori ottici fabbricati in Cina. Nel lungo termine, tuttavia, si prevede che la pressione esercitata da queste politiche incoraggerà gli operatori dei data center statunitensi a diversificare i propri fornitori. Si rivolgeranno a produttori non cinesi e adotteranno tecnologie di interconnessione ottica a semiconduttori di nuova generazione per ridurre la propria dipendenza dalla Cina.

Non solo ricetrasmettitori ottici

Le implicazioni della proposta andrebbero oltre la semplice possibilità che i ricetrasmettitori ottici cinesi possano entrare nel mercato statunitense.

Una questione è persino più importante. Gli switch di rete e altri prodotti finali che incorporano questi componenti continueranno a ricevere l’autorizzazione FCC per le apparecchiature? I CSP statunitensi rimuoveranno i fornitori cinesi dai loro elenchi?

In passato la FCC ha utilizzato la Covered List per imporre restrizioni ad aziende quali Huawei, Zte e Hikvision. Recentemente, ha esteso tali misure, non autorizzando le nuove apparecchiature prodotte dalle aziende incluse nell’elenco.

Sarebbe quindi la prima volta che i controlli normativi statunitensi raggiungono direttamente la supply chain delle interconnessioni ottiche per i data center dedicati all’AI. I prodotti potenzialmente interessati andrebbero oltre i ricetrasmettitori ottici innestabili, includendo motori co-packaged optics (CPO) e la near-packaged optcis (NPO) integrati negli switch di rete.

La possibilità di un approccio transitorio

Le informazioni attuali indicano che gli Stati Uniti potrebbero adottare un approccio transitorio che consenta ai prodotti già autorizzati di rimanere in uso, imponendo al contempo un controllo più rigoroso sui nuovi modelli.

I ricetrasmettitori ottici di fabbricazione cinese che hanno già ricevuto l’autorizzazione FCC potrebbero quindi non subire conseguenze nel breve termine, mentre i prodotti futuri potrebbero essere sottoposti a una revisione più rigorosa o addirittura necessitare di approvazione da parte di ulteriori agenzie governative statunitensi prima di entrare sul mercato.

TrendForce ritiene che la politica proposta rifletta l’obiettivo più ampio del governo statunitense di ridurre la dipendenza dei data center dedicati all’AI dalla supply chain cinese dei componenti di interconnessione ottica. Tuttavia, la portata definitiva delle misure e i tempi di attuazione rimangono soggetti a modifiche in base all’evoluzione delle relazioni tra Stati Uniti e Cina.

Le conseguenze dell’elevata dipendenza dalla supply chain cinese

TrendForce stima che i produttori cinesi di moduli ottici rappresenteranno circa il 56% della capacità produttiva globale nel 2026. I fornitori orientati all’esportazione che servono il mercato nordamericano, tra cui Innolight, Eoptolink e Cambridge Industries Group (CIG), rappresenteranno complessivamente circa il 46% della capacità produttiva globale.

La supply chain globale delle interconnessioni ottiche per i data center AI rimane fortemente dipendente dalle capacità cinesi di produzione, confezionamento e collaudo dei moduli. Ciò renderebbe difficile potenziare contemporaneamente, nel breve termine, la capacità produttiva, la qualifica dei clienti e la migrazione dei prodotti, qualora il governo statunitense dovesse imporre restrizioni che includano un’ampia gamma di aziende e prodotti. Di conseguenza, i lead time e i costi potrebbero aumentare, rallentando l’implementazione dei data center AI e interrompendo la supply chain globale dei componenti legati all’AI.

Le interconnessioni ottiche dei data center AI rimangono attualmente fortemente dipendenti dalle capacità produttive dei fornitori cinesi. Inoltre, le sorgenti di luce laser utilizzate nei ricetrasmettitori ottici continuano a dipendere in larga misura dai substrati di fosfuro di indio (InP) e dalla produzione di wafer epitassiali.

Di conseguenza, nel breve termine sarà difficile svincolare la produzione delle interconnessioni ottiche per l’AI dalla Cina. Qualora il governo cinese dovesse rispondere con contromisure, inasprendo le restrizioni sulle esportazioni di materiali a monte quali i wafer in InP e i wafer epitassiali per laser, gli squilibri tra domanda e offerta a breve termine potrebbero ampliarsi ulteriormente.

Per la produzione interna cinese, un’opportunità di crescita

Tuttavia, la rapida crescita della domanda di data center AI ha anche creato significative opportunità per i produttori cinesi di moduli ottici. TrendForce osserva che molti fornitori cinesi stanno espandendo la capacità produttiva sfruttando anni di esperienza accumulata e i vantaggi produttivi nel settore delle interconnessioni ottiche.

Si prendano ad esempio i componenti del settore con le maggiori limitazioni di offerta: i laser a modulazione per elettroassorbimento (EML) e i laser a onda continua (CW). Nel 2025 i produttori cinesi rappresentavano solo il 16,05% della capacità produttiva globale. Secondo gli attuali piani di espansione, questa quota dovrebbe aumentare al 27,58% entro il 2028. Il modo in cui questa capacità aggiuntiva verrà infine assorbita diventerà una questione importante che il settore dovrà affrontare.

A causa delle crescenti restrizioni politiche statunitensi, i nuovi fornitori cinesi dovranno probabilmente affrontare difficoltà sempre maggiori nell’accedere ai mercati di esportazione. Di conseguenza, la nuova capacità produttiva aggiuntiva servirà principalmente la domanda interna cinese. Ciò intensificherà ulteriormente la concorrenza sui prezzi e la sovraccapacità all’interno del mercato locale. Al contempo, accelererà la divergenza tra le catene di approvvigionamento orientate all’esportazione e quelle interne.

Per i principali produttori a contratto cinesi, accelerare gli investimenti in impianti di produzione nel Sud-Est asiatico o negli Stati Uniti diventerà una strategia importante per mantenere gli ordini dei clienti provenienti dal Nord America.

Tuttavia, il solo trasferimento all’estero dell’assemblaggio finale potrebbe non essere sufficiente a soddisfare i requisiti normativi statunitensi. I produttori cinesi dovranno inoltre garantire l’approvvigionamento di componenti chiave all’estero, una gestione tracciabile del paese di origine e sistemi indipendenti per il firmware, i test e la supply chain, al fine di ridurre le preoccupazioni in materia di conformità da parte della FCC e dei CSP statunitensi.

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La Redazione
La Redazione di Elettronica AV è diretta da Laura Reggiani. Ne fanno parte Virna Bottarelli, Cecilia Chiappani, Giorgia Andrei, Cleopatra Gatti e Greta Gironi, supportate da diversi collaboratori tra cui Alan Friedman, Ron Bishop, Marco Mezger e Jordi Tarrida.

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