di Laura Reggiani | Agricoltura 4.0: Dopo il brusco rallentamento del 2024 (-8%), il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 torna a crescere con decisione. La nuova fotografia scattata dall’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e dell’Università di Brescia mostra un settore che riallinea la rotta e raggiunge nel 2025 un valore complessivo di 2,5 miliardi, con un incremento del 9%.
Un risultato che riporta ai livelli record del 2023 e conferma la resilienza del comparto anche in un contesto economico ancora incerto. A spingere la ripartenza sono soprattutto le componenti software: i Farm Management Information System segnano un balzo del +17%, mentre i Decision Support System crescono addirittura del +26%, consolidando il loro ruolo chiave nella gestione dei dati e nelle scelte strategiche delle aziende agricole. Tornano a essere positivi anche gli investimenti in macchinari connessi (+2%) e in soluzioni di telemetria e controllo (+3%), in linea con le tendenze europee del settore.
Adozione stabile ed esitazione per l’agricoltura 4.0
Nonostante la crescita del mercato, il livello di adozione della digitalizzazione in campo resta sostanzialmente fermo.
Nel 2025 il 42% delle aziende agricole italiane utilizza almeno una soluzione smart, mentre la superficie coltivata con tecnologie 4.0 si attesta al 10% del totale, un incremento minimo rispetto al 9,5% dell’anno precedente. Questo scollamento tra investimenti e adozione segnala un fenomeno preciso: la crescita è generata soprattutto dalle aziende già digitalizzate, che potenziano e aggiornano le soluzioni in uso. Le altre, invece, rimangono ancorate alla prudenza. Lo conferma il dato sulla maturità digitale: solo il 9% delle aziende è considerato “maturo”, il 33% sta progredendo, mentre un robusto 58% è ancora in ritardo. Vorrebbe investire senza incentivi pubblici solo il 21% delle imprese, segnale che la transizione digitale agricola è ancora fortemente dipendente dalle politiche di sostegno.
Il passo ancora incerto dell’AI
Il 2025 è stato anche l’anno della crescita dell’Intelligenza Artificiale in agrifood: a livello mondiale, i progetti sono più che raddoppiati e mostrano un’applicazione sempre più trasversale.
In particolare, il 62% delle soluzioni riguarda la gestione in campo aperto – dal monitoraggio delle colture all’irrigazione intelligente – mentre il 31% è orientato alla produzione e il 29% alla qualità e alla tracciabilità. In Italia l’adozione è ancora contenuta, ma mostra segnali concreti di interesse: l’8% degli agricoltori utilizza già sistemi basati su IA; il 18% delle aziende della trasformazione li ha introdotti nei processi; il 55% manifesta interesse a sperimentare in futuro. La prospettiva è promettente, ma non mancano criticità: cybersecurity e privacy preoccupano circa il 36% delle imprese del settore, mentre i provider temono la parzialità dei dati (62%) e i possibili cambiamenti normativi.
Digitalizzazione: il divario resta
L’analisi su 30 casi pilota in oltre 20 Paesi europei conferma un messaggio importante: la digitalizzazione conviene.
I ritorni sugli investimenti sono generalmente positivi e i vantaggi spaziano dalla riduzione dei costi al miglioramento delle rese, della produttività e della qualità del lavoro. Il tasso di abbandono delle soluzioni digitali è praticamente nullo: chi inizia tende a proseguire e ad ampliare l’adozione. Anche tra le aziende ancora ferme, circa la metà guarda con interesse a un prossimo passo verso il digitale. Tuttavia, senza adeguato accompagnamento, soprattutto alle realtà più piccole, il rischio è quello di un’agricoltura a due velocità, con filiere più fragili destinate a perdere competitività. La spinta arriverà anche da obblighi normativi: il Quaderno di Campagna digitale, sebbene slittato al 2027, sarà un incentivo decisivo a uniformare le pratiche e accelerare la transizione.
Le barriere: incentivi, conoscenza, interoperabilità
Se da un lato il potenziale è enorme, dall’altro i freni restano ben visibili. Il principale ostacolo è la scarsa conoscenza delle opportunità offerte dall’Agricoltura 4.0, che colpisce soprattutto le aziende meno digitalizzate. A questo si aggiunge la progressiva riduzione degli incentivi pubblici, elemento che rischia di rallentare gli investimenti futuri. Sul fronte operativo, due criticità pesano più delle altre: l’interoperabilità limitata tra soluzioni e piattaforme e la carenza di competenze specialistiche. E non si intravedono miglioramenti significativi nel breve periodo: molte aziende, infatti, mostrano scarsa propensione a investire nella formazione.
Start-up e investimenti: l’Italia osserva
Nonostante il contesto globale complesso, il 2025 è stato un anno particolarmente positivo per l’innovazione agrifood.
Le start-up smart agrifood hanno raccolto 11,5 miliardi di dollari, con un aumento del 21%. Il segmento eCommerce food continua a dominare gli investimenti (77%), ma cresce con forza l’interesse per l’Agricoltura 4.0. Le soluzioni abilitate da piattaforme digitali, IA e IoT rispondono sempre più a esigenze precise: riduzione delle emissioni, ottimizzazione delle risorse, incremento della produttività e, soprattutto, nuove metriche legate alla sostenibilità come il sequestro del carbonio.
Agricoltura 4.0: un settore (in parte) pronto
Il quadro che emerge è quello di un’Italia agricola in movimento, ma a velocità diverse. Le imprese che hanno scommesso sulla digitalizzazione stanno raccogliendo risultati concreti e accelerano verso nuove frontiere, soprattutto grazie a software avanzati e prime soluzioni di IA. Dall’altra parte, una larga parte del settore resta ferma ai blocchi di partenza, frenata da scarsa conoscenza, pochi incentivi e ostacoli strutturali. La crescita del 2025 è un segnale importante: il mercato è vivo, recettivo e orientato all’innovazione. La vera sfida del 2026 sarà trasformare questo slancio in un progresso inclusivo, capace di portare nella rivoluzione digitale anche chi, finora, è rimasto ai margini.

















