Si apre l’era Biden e l’Europa e il G7 riaccolgono l’America

Biden cerca di riaffermare i valori delle democrazie occidentali e la dedizione di Washington all’alleanza atlantica. Nel frattempo, si fanno passi in avanti sul cambiamento climatico, sulle carenze di rifornimenti e sulle più gravi dispute commerciali.

America Europa Biden Friedman

di Alan Friedman

Forse la dichiarazione che meglio riassume la reazione dell’Europa alla recente visita del presidente Joe Biden è quella della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, quando ha accolto il leader americano a Bruxelles: “Che piacere averla qui. Che onore. La sua decisione di renderci visita all’alba del suo mandato, credo, sottolinei il suo personale attaccamento all’Europa, e noi lo apprezziamo molto. In verità, gli ultimi quattro anni non sono stati facili. Il mondo è drasticamente cambiato. L’Europa è cambiata. Ma vogliamo rassicurarla: siamo amici e alleati, e siamo impazienti di lavorare insieme a lei”.

Quattro anni non facili

Gli ultimi quattro anni non sono stati facili! Ursula Von der Leyen, politica sofisticata e poliglotta, ha sfoggiato tutta la maestria con cui padroneggia l’arte dell’understatement europeo liberandosi delle scorie dell’era trumpiana e salutando con un ampio sorriso la rinnovata dedizione americana verso l’alleanza transatlantica. Da parte sua, Biden si è mostrato allo stesso tempo magnanimo e umile. Ma ha anche lanciato un monito contro quello che ha definito il “falso populismo”, in crescita sia in America che in Europa. “Grandi cambiamenti nella tecnologia. Grandi cambiamenti nello sviluppo globale. Tutto questo sta diffondendo ansia nei nostri Paesi”, ha detto Joe Biden. “Il che genera dei personaggi, per non dire dei ciarlatani, intenzionati a sfruttare tali preoccupazioni. Lo vediamo in Europa come negli Stati Uniti, lo vediamo in tutti il mondo, questo populismo falso. Ritengo che il modo migliore per rispondere a questi stravolgimenti sia creare le condizioni che possano permettere alle nostre economie di crescere, e di crescere insieme”.

Biden ha aggiunto: “L’Europa è la nostra partner naturale, perché crediamo nelle stesse regole democratiche, che sono sempre più sotto attacco”.

Molte critiche a Cina e Russia

Il presidente americano ha tentato di radunare i suoi alleati in Europa e nel G7, dal Canada al Giappone, in un fermo comunicato molto critico verso la Cina. Ma è apparso chiaro che Germania e Italia, entrambe legate alla potenza asiatica da notevoli interessi commerciali, sono meno propense ad attaccare Pechino con espliciti sfoggi retorici in stile americano. A parte le differenze sul tema, comunque, l’incontro si è svolto all’insegna dell’armonia – sull’uso di stimoli fiscali per aiutare la ripresa dell’economia globale, sul cambiamento climatico, sulle misure anti Covid, sulla posizione condivisa a difesa dei valori democratici occidentali contro le provocazioni aggressive di Vladimir Putin.

Nel comunicato emesso in seguito al summit i leader della Nato hanno dichiarato: “Le azioni aggressive della Russia costituiscono una minaccia alla sicurezza euro atlantica”. Biden ha espresso con chiarezza cristallina le sue preoccupazioni a proposito degli attacchi di matrice putiniana alla democrazia, nel corso dell’incontro con il leader russo a Ginevra.

Buone notizie sul fronte commerciale

La visita del presidente americano ha portato delle buone notizie sul fronte commerciale: Usa ed Europa hanno finalmente risolto il lungo disaccordo sul tema dei sussidi governativi alle compagnie aeree di bandiera. La disputa, incentrata sugli aiuti statali a Boeing e Airbus, si trascinava da 17 anni, ed è degenerata quando l’ex presidente Donald Trump ha imposto dazi su prodotti europei pari a 7,5 miliardi di dollari. L’Unione Europea ha risposto imponendo a sua volta dazi sulle merci americane. Entrambe le parti hanno ora concordato di sospendere i dazi per cinque anni. I leader del G7 hanno anche discusso delle cruciali necessità delle catene di approvvigionamento e degli sconvolgimenti provocati dal Covid. Si sono confrontati in particolare sulla penuria di semiconduttori e sui provvedimenti necessari per garantire i rifornimenti di terre rare e prodotti chiave della farmaceutica, della tecnologia medica avanzata e di altri settori manifatturieri. Il presidente Biden ha proposto nuove forme di collaborazione tra aziende americane ed europee.

Catene di approvvigionamento resilienti

Il G7 si è tenuto pochi giorni dopo la diffusione del report dell’amministrazione Biden sulle catene di approvvigionamento, un’indagine durata 100 giorni. Il report, pubblicato l’8 giugno, si intitolava “Creare catene di approvvigionamento resilienti, rivitalizzare il settore manifatturiero e sostenere una crescita ad ampia base”. Il documento non si limitava a tracciare la via maestra per rivitalizzare l’economia americana: il vero obiettivo era rendere il capitalismo americano ed europeo abbastanza forte e saldo da poter competere con il modello cinese, dalla forte impronta statale, nel settore dei semiconduttori. Il report raccomanda una stretta collaborazione tra l’America e i suoi alleati e partner europei in ogni settore produttivo. Nel frattempo, Semi, l’associazione dell’industria dei semiconduttori, si è detta molto soddisfatta dell’approvazione da parte del senato americano di fondi per un totale di 52 miliardi, destinati a nuovi incentivi per promuovere le attività americane nella ricerca e nella produzione di semiconduttori. Un’iniziativa che rientra nello United States Innovation and Competition Act.


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