Made, innovazione da toccare con mano

A colloquio con Augusto De Castro, Direttore Generale di MADE Competence Center Industria 4.0, per vedere da vicino come si fa innovazione e come la si trasferisce alle imprese manifatturiere, grandi e piccole.

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MADE competence center

di Virna Bottarelli | Il MADE Competence Center Industria 4.0 è uno dei competence center italiani dedicati alla trasformazione digitale delle imprese manifatturiere.

“Il suo obiettivo è rendere l’innovazione un asset concreto, accessibile e misurabile per imprese di qualunque dimensione”, dice Augusto De Castro, dal 2020 Direttore Generale del Centro, che, con sede a Milano, mette insieme università, grandi aziende tecnologiche e Pmi con l’obiettivo di accelerare l’adozione delle tecnologie Industria 4.0 e 5.0. “Operiamo attraverso progetti di innovazione, assessment e roadmap di implementazione, formazione e trasferimento tecnologico. Il modello economico combina finanziamenti pubblici, bandi competitivi e attività sviluppate con le imprese. Questo approccio ci consente di essere sostenibili e, allo stesso tempo, vicini alle esigenze del mercato”.

MADE è inserito in un “ecosistema” che include aziende, università e Inail. Possiamo parlare di un esempio di collaborazione efficiente tra pubblico e privato? Come riescono a lavorare insieme due mondi che normalmente hanno modi di procedere diversi?

Questo è uno degli aspetti distintivi della nostra esperienza, che oggi conta oltre 60 partner. Il valore nasce precisamente dalla capacità di mettere attorno allo stesso tavolo entità diverse. Università e centri di ricerca portano metodo e conoscenza avanzata. Le imprese portano concretezza, velocità e focus sui risultati. Le istituzioni forniscono una cornice politico-regolamentare. Il nostro ruolo è creare un linguaggio comune, orientato all’impatto industriale. Del resto, quando gli obiettivi sono chiari – innovazione, sicurezza, competitività – pubblico e privato possono diventare complementari, in modo estremamente efficace.

Come si diventa partner di MADE?

Il modello è aperto e collaborativo: il partner ideale è quello che intende contribuire attivamente all’analisi di business case e allo sviluppo di applicazioni industriali. Si propongono aziende e organizzazioni che possano apportare competenze tecnologiche, progettuali o formative che siano di valore per l’ecosistema. Negli anni, abbiamo costruito una community molto qualificata e interdisciplinare. Ed è proprio questa contaminazione a generare innovazione reale. Entrare nel network di MADE significa condividere una visione industriale orientata all’innovazione e alla crescita condivisa.

Consulenza e formazione sono i due filoni principali dell’attività di MADE. Ce ne può parlare?

La consulenza ci permette di accompagnare le imprese nella definizione di roadmap tecnologiche, partendo sempre dai bisogni specifici. Lavoriamo soprattutto su digitalizzazione dei processi, AI per l’industria, cybersecurity, sostenibilità, automazione e data analytics. La formazione è altrettanto strategica: senza competenze non esiste trasformazione digitale efficace.

Organizziamo perciò percorsi per manager, tecnici e operatori, con un approccio orientato alla comprensione degli impatti culturali, organizzativi e di processo legati all’adozione di nuove tecnologie digitali. Oggi le aziende non cercano solo tecnologia, ma capacità di utilizzarla in modo competitivo e il più possibile rapido.

Come si inserisce MADE nella realtà produttiva del territorio e come contribuisce all’innovazione sul campo?

Il nostro approccio è pragmatico: lavoriamo direttamente con le imprese, sui processi e sulle sfide quotidiane della fabbrica. L’Italia ha una forte vocazione manifatturiera e un patrimonio straordinario di Pmi altamente specializzate. MADE agisce come acceleratore di innovazione, aiutando le aziende a ridurre il rischio legato agli investimenti tecnologici. Mettiamo a disposizione competenze, dimostratori, testbed e progettualità condivise. L’obiettivo è trasformare l’innovazione da concetto teorico a strumento competitivo.

È in corso la vostra iniziativa Future Industry Awards 2026. Quale risposta state avendo dalle aziende?

Stiamo registrando un interesse molto significativo, segnale di una crescente maturità del sistema industriale italiano, proprio sui temi dell’innovazione. Le aziende, oggi, vogliono raccontarsi, condividere le proprie esperienze di crescita. I Future Industry Awards stanno diventando un’occasione importante per valorizzare eccellenze talvolta poco visibili, ma estremamente avanzate. In questa edizione, poi, stiamo assistendo a una partecipazione trasversale, dalle Pmi alle grandi imprese. Questo conferma che l’innovazione industriale, in Italia, è viva e diffusa.

Pensa che dal punto di vista dell’innovazione tecnologica il nostro Paese sia in linea con gli altri Paesi europei? Dove dobbiamo migliorare e dove, invece, abbiamo qualcosa da insegnare?

L’Italia ha competenze industriali di altissimo livello e una straordinaria capacità di adattamento tecnologico, soprattutto nel manifatturiero avanzato. In alcuni settori siamo assolutamente competitivi a livello europeo, grazie alla qualità delle nostre filiere e alla flessibilità delle imprese. Dobbiamo però accelerare su competenze digitali, cultura del dato e dimensione degli investimenti in ricerca e sviluppo. Serve anche una maggiore continuità nelle politiche industriali. Dove possiamo insegnare molto è nella capacità di integrare innovazione, creatività e know-how produttivo.

Lavorate con aziende del settore dell’elettronica? In quali attività o progetti collaborate?

Sì, collaboriamo con numerose realtà dell’elettronica e dell’automazione industriale, sia grandi player sia aziende altamente specializzate. I progetti riguardano soprattutto digitalizzazione della produzione, sistemi di controllo avanzati, manutenzione predittiva, tracciabilità e integrazione dei dati di fabbrica. L’elettronica è un settore strategico perché abilita molte delle tecnologie chiave dell’Industria 4.0. In questo ambito lavoriamo molto anche su simulazione, testing e cybersecurity industriale.

La contaminazione tra OT e IT rappresenta oggi uno dei principali driver di innovazione. Posso citare, come caso di particolare interesse, il percorso portato avanti con Gefran, azienda italiana leader nella progettazione e produzione di sensori, sistemi e componenti per l’automazione e il controllo dei processi industriali. Sono state realizzate, in special modo, attività dedicate a garantire la sicurezza informatica di alcuni prodotti di nuova generazione, come i controllori di automazione modulare. Il progetto è stato realizzato dalla fase di analisi delle minacce a quella di vulnerabilty assessment e penetration test. E questo è solo un esempio delle potenzialità di MADE in questo settore.

C’è qualche progetto innovativo che vi ha visti protagonisti al quale vorrebbe dare evidenza?

Negli ultimi anni abbiamo seguito diversi progetti molto interessanti legati all’Intelligenza Artificiale applicata alla manifattura, alla sostenibilità energetica e alla fabbrica data-driven. Un aspetto che considero particolarmente rilevante è la capacità di portare tecnologie avanzate anche all’interno delle Pmi, rendendole concretamente adottabili. Abbiamo sviluppato casi su predictive maintenance, digital twin e monitoraggio intelligente dei processi produttivi con risultati tangibili.

Il vero elemento innovativo, però, è il metodo: innovazione collaborativa e trasferimento tecnologico rapido. È questo che fa la differenza nel sistema industriale attuale. Tra le iniziative di interesse, mi permetto di citare Draive, il servizio di AI strategy promosso da MADE. Draive, acronimo di Data-Driven Roadmap for AI Vision and Excellence, è un servizio, realizzato dal Competence Center, pensato per guidare le Pmi italiane nel loro percorso di adozione dell’Intelligenza Artificiale, con lo scopo di permettere anche alle realtà medio-piccole di trarre il massimo dall’AI. Ha l’obiettivo di orientare la transizione AI delle Pmi, accelerando lo sviluppo di soluzioni intelligenti e aiutando a sviluppare piani programmatici di integrazione.

Quali sono le attività principali che vi vedranno impegnati nei prossimi mesi?

Nel 2026 continueremo a focalizzarci fortemente su AI industriale, sostenibilità, resilienza delle supply chain e sviluppo delle competenze. Vediamo una crescente domanda di soluzioni che integrino efficienza, riduzione dei consumi energetici e valorizzazione dei dati di produzione: il vero tesoro di ogni azienda. Rafforzeremo inoltre le attività dedicate alla formazione avanzata e all’accompagnamento delle Pmi nei percorsi di transizione digitale.

Un altro tema centrale sarà l’Industria 5.0, con particolare attenzione alla centralità della persona e alla sostenibilità dei processi. Da ultimo, ma non certo per importanza, il 2026 sarà caratterizzato dalle iniziative dei nostri poli territoriali, così da aumentare la capillarità delle iniziative di MADE. Abbiamo già attivato due “cantieri”, con l’obiettivo di costruire delle antenne territoriali del Competence Center, ognuna delle quali con una sua verticalità tematica. La prima è a Bergamo, all’interno del parco tecnologico del Kilometro Rosso, e replicherà la struttura e le metodologie di MADE, concentrandosi sui temi legati alla virtualizzazione dei processi di fabbrica: digital twin, simulazione, AR/VR.

Il secondo polo nascerà invece a Pavia e sarà verticale sul settore farmaceutico. In particolare, si focalizzerà sul modo in cui le tecnologie digitali e intelligenti possono supportare l’innovazione di questo settore. Nello specifico, verranno costruiti dei dimostratori in cui illustrare come sia possibile realizzare attività in camera bianca, tramite l’utilizzo di umanoidi e telecamere intelligenti. Il nostro obiettivo complessivo resta quello di veicolare un’innovazione per tutti, non riproponendo sempre lo stesso modello, ma anzi definendo un percorso “su misura” con ognuno dei nostri partner. La definirei una “customizzazione dei rapporti”. È il nostro marchio di fabbrica e credo sia destinato a fare la differenza. 

Chi è Augusto De Castro

Augusto De Castro MADELaureato in Ingegneria Elettronica all’Università di Bologna, Augusto De Castro ha lavorato a stretto contatto con imprese manifatturiere, istituzioni e centri di ricerca, accompagnando processi di evoluzione tecnologica talvolta complessi. Il suo percorso professionale si è sviluppato all’intersezione tra innovazione industriale, trasformazione digitale e sviluppo d’impresa, specialmente nel settore Ict. Significativa è l’esperienza in Ibm, che lo vede assumere prima la vicepresidenza dello Strategic Outsourcing per il Sud Europa e poi la vicepresidenza dell’area industriale italiana, del Sales & Business Development e degli Integrated Technology Services. Successivamente, ricopre il ruolo di Coo nella holding lombarda dei trasporti, Gruppo FNM. Approda al MADE Competence Center Industria 4.0 nel 2020. Qui, come egli stesso dichiara, “trova la sintesi ideale tra competenze scientifico-gestionali e visione industriale”.

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Virna Bottarelli
Dopo la laurea in Scienze Politiche, nel 2001 Virna Bottarelli ha iniziato a lavorare per le riviste del settore meccanica e automazione del Gruppo Editoriale Futura. Nel 2005, anno in cui si è iscritta all’albo dei giornalisti pubblicisti della Lombardia, è entrata nel Gruppo Gpp. Per dieci anni ha fatto parte della redazione della rivista Automazione Industriale, lavorando ai contenuti e agli eventi promossi dalla testata. Nel 2014 è approdata, insieme alla divisione Business Media del Sole 24ORE, in Tecniche Nuove, dove si è occupata di contenuti editoriali per riviste cartacee e siti dedicati a professionisti operanti in diversi settori: ha lavorato per la testata Millecanali, nome storico dell’editoria professionale del settore broadcast, e per Tema Farmacia, mensile rivolto ai farmacisti. Dal 2020 è redattrice e web editor per la rivista Elettronica AV e per altre testate e siti editi da FW Communication.

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