“Il dittatore dello stato libero di Bananas”

La commedia che segue le gesta del giovane, nevrotico e impacciato Fielding Mellish, a distanza di 55 anni dalla sua uscita è quanto mai adatta al periodo storico che stiamo vivendo

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EAV 39 Editoriale Dittatore Bananas

di Fritz Walter |

Ah… l’amour!

Quanti guai può generare l’amore! Scherzi a parte, scelgo per questo editoriale il film del regista newyorkese per antonomasia dal titolo originale “Bananas”.

Quarta pellicola di un super eclettico personaggio che nella vita ha più volte cambiato ruolo: attore, regista, sceneggiatore, scrittore, musicista jazz e comico. “All in one”.

La commedia segue le gesta del giovane Fielding Mellish, nevrotico e impacciato quanto basta, che, dopo essere stato lasciato dalla fidanzata attivista Nancy, decide di recarsi nella piccola repubblica di San Marcos.

Qui si fa coinvolgere in una rivoluzione che lo porterà a ricoprire il ruolo di nuovo presidente.

Una pellicola attuale

Ho scelto questo film che, a distanza di 55 anni, reputo quanto mai adatto al periodo storico che stiamo percorrendo.

L’abbrivio, non mi nascondo, me l’ha dato la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che, lo scorso 10 giugno 2026, durante il suo intervento all’assemblea di Confcommercio in Roma ha testualmente detto che “non siamo la repubblica delle banane” in risposta alla proposta di una parte della sinistra sulla patrimoniale.

Rivendicando la linea del governo sul taglio delle tasse, soprattutto per il ceto medio, ha specificato: “altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad avere un patrimonio dopo decenni di lavoro e di sacrificio”.

E come darle torto.

Pressione fiscale e imprese

Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2025 la pressione fiscale in Italia è stata del 43,1% del Pil, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al 42,4% del 2024. Dati negativi che ci riportano a 10 anni fa!

Vale però la pena ricordare che esiste anche una “pressione fiscale reale”, calcolata sul Pil al netto dell’economia sommersa e illegale; in pratica, chi paga regolarmente le tasse sopporta un carico effettivo più alto di quello che risulta dalla media generale.

Circa 4,7 punti in più! Ci manca solo la patrimoniale! Qualcuno a sinistra si dimentica che fare impresa in Italia (per gli italiani) vive ancora sul Ciro pensiero degli anni Novanta “Pessimismo e fastidio”.

Anche la situazione geopolitica internazionale trova similitudini con il nostro film del mese, basti pensare che San Marcos è la quintessenza della repubblica bananiera: instabile, manovrata dall’estero, dove il potere e le poltrone cambiano a colpi di golpe.

Provate a pensarci: nel film gli Stati Uniti tramano dietro le quinte, pronti a sostenere o abbattere il regime di San Marcos a seconda della propria convenienza con la Cia che aleggia ovunque (in una addirittura gag finisce per combattere su entrambi i fronti… giusto per non sbagliare).

È la satira esatta dell’attuale logica delle sfere d’influenza: sostituiamo la Cia con la competizione tra Usa, Russia e Cina; le guerre per procura; i regimi appoggiati o scaricati secondo l’interesse del momento. Il gioco è fatto.

Ancora.

Il dittatore di San Marcos, nel film, vuole inscenare un attentato e darne la colpa ai ribelli, così da ottenere aiuti americani.

È il meccanismo della “false flag” e dell’emergenza strumentale: gonfiare o costruire una minaccia per giustificare poteri eccezionali, repressione, tagli ai finanziamenti o guerre. Un classico che non passa mai di moda.


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