di Virna Bottarelli | A vent’anni dalla sua fondazione, Arduino è considerata la realtà che ha democratizzato l’elettronica.
Lo ha fatto partendo da una scheda e dalla passione di Massimo Banzi che, insieme a David Cuartielles, Tom Igoe, Gianluca Martino e David Mellis, ha avviato, a Ivrea, nel 2005, il progetto di rendere l’elettronica accessibile anche ai non professionisti del settore, mettendo a disposizione di tutti gli interessati un microcontrollore e un ambiente di sviluppo software.
Negli anni Arduino ha letteralmente conquistato il mondo, raccogliendo attorno a sé una community internazionale di maker, entrando nel mercato dell’elettronica anche attraverso partnership con grandi player della distribuzione e arrivando, poche settimane fa, a una svolta decisiva: la sua acquisizione da parte di Qualcomm.
Partendo dalla storia di successo di questo singolare attore della scena tecnologica made in Italy, Fabio Violante, Ceo di Arduino dal 2017, ci accompagna dietro le quinte del mondo dell’elettronica.
Una scheda elettronica e tanta passione: così è nata Arduino. Che cosa è successo poi nella storia di questa realtà così atipica nel panorama high tech italiano?
Arduino nasce vent’anni fa come progetto didattico al servizio della creatività, per semplificare la programmazione e l’elettronica e permettere a chiunque – studenti, artisti, designer o ingegneri – di costruire oggetti interattivi. Da quell’idea è nata una rivoluzione. Oggi Arduino è una piattaforma hardware-software-cloud che conta oltre 33 milioni di utenti attivi, una presenza globale e una gamma di prodotti che spaziano dall’education all’industria. Abbiamo costruito un gruppo internazionale, con sedi in Italia, Svizzera, Stati Uniti e India, ma abbiamo conservato lo spirito originario: accessibilità, apertura e passione per l’apprendimento e la sperimentazione.
Che cosa ha rappresentato e rappresenta Arduino per il mondo dell’elettronica nel nostro Paese?
Arduino ha democratizzato l’elettronica. È diventato un linguaggio comune che unisce scuole, università, aziende e hobbisti, un ponte tra chi studia e chi produce tecnologia. In Italia ha contribuito a creare una nuova generazione di tecnici, ingegneri e imprenditori che hanno imparato a “sporcarsi le mani” partendo da una scheda Arduino. È difficile trovare oggi un laboratorio o un FabLab in cui Arduino non sia presente. E questo, per noi, è motivo di grande orgoglio.
Che rapporto ha costruito negli anni Arduino con i produttori e distributori di elettronica?
Il nostro rapporto con il mondo dell’elettronica si sviluppa su due piani complementari. Da un lato abbiamo costruito relazioni solide con i principali distributori globali, come Avnet, RS Group, DigiKey e Mouser, che portano le nostre soluzioni in tutto il mondo, garantendo capillarità, qualità e supporto. Dall’altro, collaboriamo con partner tecnologici e industriali come STMicroelectronics, Renesas, Nordic Semiconductor, Silicon Labs e Microchip, con i quali sviluppiamo piattaforme, librerie e soluzioni hardware integrate, mantenendo sempre un approccio aperto, interoperabile e multi-vendor. Questa doppia rete, industriale e distributiva, è ciò che ci permette di innovare velocemente e di restare vicini a una comunità estremamente diversificata.
Se dovesse indicare un trend tecnologico che ha dominato l’elettronica negli ultimi dieci anni, quale indicherebbe?
Direi la connessione intelligente: l’IoT ha portato l’elettronica dal laboratorio alla vita di tutti i giorni. Sensori, microcontrollori e piattaforme cloud hanno reso ogni oggetto capace di raccogliere e interpretare dati, generando una nuova era di applicazioni connesse. Accanto a questo, il cloud ha avuto un ruolo determinante. In Arduino abbiamo investito moltissimo per rendere il collegamento tra dispositivi, sviluppo e gestione sempre più semplice. Oggi, grazie ad Arduino Cloud, gli utenti possono connettere i propri device, programmare online e creare dashboard interattive, anche per dispositivi mobili, senza competenze avanzate di infrastruttura. Con i nuovi tool di Intelligenza Artificiale integrati nella piattaforma, abbiamo ulteriormente abbassato le barriere, permettendo a chiunque di passare dal device ai dati – e dai dati all’intelligenza – in pochi minuti.Parallelamente, l’open source ha reso la progettazione più inclusiva, favorendo la collaborazione e accelerando l’innovazione come mai prima.
E per i prossimi dieci anni, quali sono secondo lei le direzioni che prenderà il mondo dell’elettronica?
Credo che vedremo due forze dominanti: Intelligenza Artificiale e sostenibilità. L’AI diventerà pervasiva e “vicina ai sensori”, trasformando microcontrollori e microprocessori in sistemi capaci di prendere decisioni in tempo reale. Parallelamente, sarà inevitabile progettare in modo più responsabile, riducendo sprechi, consumi e impatti ambientali. In sintesi, l’elettronica sarà più invisibile ma intelligente, più potente ma sostenibile – e il cloud continuerà a essere il punto d’incontro tra queste due dimensioni.
Per la generazione Z la tecnologia è qualcosa di intuitivo, direi quasi “scontato”. Come possiamo appassionarli a scoprire e studiare il mondo della progettazione e dello sviluppo hardware e software?
Bisogna restituire alla tecnologia il suo lato creativo e umano. I giovani sono utenti esperti, ma spesso non immaginano di poter essere anche creatori. Quando scoprono che possono costruire un robot, un sensore o un’applicazione reale, si accende la curiosità. Arduino nasce proprio per questo: trasformare la curiosità in azione. Nelle scuole e nelle università stiamo lavorando per riportare il “fare” al centro della didattica STEM, perché il modo migliore per capire come funziona qualcosa è metterci le mani.
In un’intervista rilasciata a Elettronica AV quasi due anni fa, diceva che vi piacerebbe “trasferire la concretezza maturata nell’esperienza Arduino al mondo educativo e imprenditoriale”: ci state riuscendo?
Sì, direi di sì. Abbiamo costruito un’offerta educativa completa – dai kit per la scuola primaria ai laboratori professionali per gli istituti tecnici e le aziende – e al tempo stesso abbiamo portato nel mondo industriale la semplicità tipica dei maker. Oggi migliaia di aziende usano Arduino per prototipare, automatizzare e innovare, spesso trasformando progetti sperimentali in prodotti commerciali. È la dimostrazione concreta che semplicità e professionalità possono convivere.
Per chiudere, ci può dire qualcosa sull’acquisizione da parte di Qualcomm? Come dobbiamo leggere questa operazione: è la fine di un’era o l’inizio di qualcosa di nuovo?
È senza dubbio l’inizio di un nuovo capitolo. Arduino entra a far parte della famiglia Qualcomm, ma mantiene il proprio marchio, la propria missione e i propri valori. Per noi è un modo per accelerare, non per cambiare direzione: avremo accesso a tecnologie di fascia alta – in particolare AI, grafica e connettività avanzata – che potremo rendere accessibili alla nostra comunità, come abbiamo sempre fatto. Il primo esempio concreto è la Arduino UNO Q, la nuova evoluzione della storica UNO, basata su una piattaforma Qualcomm e pensata per portare AI e potenza di calcolo edge in un formato familiare e accessibile a tutti. Arduino continuerà a essere aperta, indipendente e impegnata nell’educazione e nell’innovazione accessibile. Vent’anni fa abbiamo democratizzato l’elettronica; oggi vogliamo democratizzare l’Intelligenza Artificiale. E credo che il meglio debba ancora venire.
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