di Marco Mezger | Le prospettive di profitto per l’industria dei semiconduttori nel 2026 appaiono incredibili. Nel dicembre 2025 diversi analisti hanno anticipato il traguardo del “trillion-dollar market”, spostandolo dal 2030 addirittura al 2026.
I principali fattori trainanti sono i massicci investimenti in Intelligenza Artificiale da parte degli hyperscaler e la crescita sproporzionata di memorie e logiche. Non sorprende quindi che queste previsioni abbiano alimentato l’ottimismo degli investitori. Tuttavia, non è tutto oro ciò che luccica.
Il mercato delle memorie continuerà a rimanere sotto tensione e la dinamica complessiva del mercato è distorta dalla domanda degli hyperscaler. Ci sono segnali di ripresa in Europa, ma attenzione a non interpretarli con eccessivo entusiasmo, perché questo rimbalzo parte da una base relativamente bassa. Quali sono le opportunità e i rischi per il mercato dei semiconduttori nel 2026, in Europa?
I semiconduttori e il “turbo” dell’AI
Una delle principali ragioni per cui il mercato dei semiconduttori potrebbe superare il traguardo del trilione di dollari nel 2026 è la significativa revisione delle previsioni da parte di Wsts.
Il mercato globale dei semiconduttori è ora stimato a 975 miliardi di dollari nel 2026, rispetto agli 800 miliardi previsti in precedenza. Anche altri analisti di mercato hanno aggiornato le proprie stime nella stessa direzione. La soglia del trilione di dollari appare quindi sempre più vicina.
Questa crescita è trainata meno dai volumi unitari e più dall’aumento dei prezzi unitari, gli “average selling prices”. Come esempio si può citare dicembre 2025, quando gli Asp sono aumentati del 59,4%, mentre le vendite in unità sono diminuite dell’8,2%. Nonostante questo, i ricavi sono cresciuti in modo significativo, del 46,3%. I motori principali della crescita sono chiari: memorie e logiche rappresentano circa l’88% della crescita complessiva del mercato.
Inoltre, questo slancio difficilmente si attenuerà nel breve periodo. Gli hyperscaler continuano a espandere in modo aggressivo le infrastrutture per l’AI, mentre il Capex continua ad aumentare. Google, ad esempio, ha previsto investimenti in data center e infrastrutture AI nell’ordine dei 200-250 miliardi di dollari, circa tre volte il livello del 2025. Sulla carta questa crescita appare impressionante. Ma esiste anche un’altra faccia della medaglia.
L’altra faccia della medaglia
Non ci aspettiamo un reale allentamento dell’offerta di Nand o Dram nel 2026, perché la capacità aggiuntiva di wafer non può essere aumentata rapidamente.
Credo sia interessante capire quanta memory content sia presente nei diversi tipi di applicazione. Nei server high-end, il 53% è costituito da Dram e Nand. Negli smartphone circa il 20%. Negli industrial Pc tra il 20 e il 25%. Nelle applicazioni automotive si va da meno dell’1% fino a circa l’8%, a seconda della classe del veicolo.
Alcuni produttori stanno reagendo. Micron ha acquisito una Fab a Taiwan che deve ancora essere equipaggiata e prevede di investire in capacità produttiva Dram negli Stati Uniti. Tuttavia, queste nuove capacità difficilmente avranno un impatto significativo sul mercato prima del 2027. Per quanto riguarda le memorie Nand, non sono previsti ampliamenti di capacità, anzi, il contrario.
Produttori come Samsung e SK Hynix starebbero riducendo l’output di circa il 5%. Questo scenario ha conseguenze per i mercati downstream. Mentre gli hyperscaler possono assorbire volumi e prezzi più elevati, i produttori di consumer electronics e gli Oem tradizionali hanno meno capacità di trasferire l’aumento dei costi lungo la filiera.
Per questo prevedo nel 2026 maggiori difficoltà per Pc e smartphone, a causa della pressione sui prezzi e dei vincoli di allocazione. Prima o poi i produttori dovranno trasferire gli aumenti di prezzo al mercato, con il rischio di raffreddare la domanda.
Produttori di semiconduttori sotto pressione
Per quanto riguarda l’Europa, bisogna evidenziare il ritorno a un book-to-bill positivo, che ha raggiunto 1,22 nel quarto trimestre 2025.
Tuttavia, invito alla cautela nell’interpretare questo dato. Credo che il risultato dia una sensazione molto positiva per il futuro. Non voglio rovinare la festa. Ma devo dire che stiamo arrivando anche da una base molto più bassa. Il fatturato rimane significativamente inferiore ai picchi precedenti, il che significa che il rapporto positivo riflette un livello di partenza più basso.
Prendendo l’Italia come esempio, mentre il fatturato era ancora in calo su base annua nel 2025 (circa -7% nell’ultimo quarter), l’ordinato era già tornato fortemente positivo, raggiungendo una crescita del 36% nel quarto trimestre. Segnali incoraggianti arrivano anche dal settore automotive. È possibile attendersi che la domanda di semiconduttori in questo comparto continui a crescere, indipendentemente dalla tecnologia di powertrain.
Secondo i dati di TrendForce, i fatturati dei semiconduttori per il settore automotive dovrebbero raggiungere circa 100 miliardi di dollari entro il 2029. Nonostante la situazione di crisi che colpisce alcune parti dell’industria, vedo un potenziale di crescita strutturale, soprattutto nel segmento di lusso. Per i distributori, sottolineo l’importanza di poter servire i clienti in base alla loro esposizione alla Cina. La geopolitica sta creando instabilità nelle strategie di approvvigionamento.
Abbiamo visto cosa è successo con Nexperia in Europa. I clienti stanno diventando sempre più sensibili rispetto alla Cina. È necessario trovare il modo giusto per offrire ai clienti un’ampia selezione di alternative o fonti di approvvigionamento. Oppure, se i vostri clienti operano in Cina, dovete essere in grado di continuare a fornire questi prodotti. Stiamo vivendo una volatilità molto elevata nei diversi mercati.
L’Europa e la complessità normativa
Uno dei principali svantaggi strutturali dell’Europa è la complessità normativa.
Le aziende devono destinare risorse e creare team dedicati per gestire compliance, standard e requisiti, mentre altre regioni del mondo operano con vincoli molto più limitati. Il messaggio è chiaro: l’Europa deve interrogarsi se abbia davvero bisogno di guidare su ogni fronte regolatorio. In caso contrario, il continente rischia di rimanere indietro in termini di costi strutturali e organizzativi e di velocità di innovazione.
Credo che questa sia una delle sfide più grandi che dobbiamo affrontare con i nostri governi nazionali e l’Unione Europea. È necessario un certo alleggerimento dei requisiti di compliance e della complessità normativa. Servono meno regolamentazioni e un ambiente più favorevole al business.

















