Economia, pandemia e futuro: un diverso punto di vista

Conversazione con Sergio Noto, professore di storia economica presso l’Università di Verona, su economia, pandemia e dintorni

Sergio Noto economia

di Fulvio Marcandelli |

Il professor Sergio Noto, docente di Storia Economica presso il Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Verona, editorialista del Corriere Veneto e blogger del Fatto Quotidiano, ci offre una diversa chiave di lettura del particolare momento economico che stiamo attraversando. Il contesto attuale del settore dell’elettronica lo conosciamo bene: “shortage” di materie prime, prezzi alle stelle, “allocation” di prodotti da parte dei fornitori, impennata nella domanda, interventi normativi a sostegno delle imprese per le stesure dei bilanci, misure di sostegno da parte delle banche centrali ecc. Ma siamo sicuri di riuscire a interpretare nel modo corretto gli eventi a cui stiamo assistendo? Dobbiamo “cavalcare l’onda” oppure fermarci un attimo a riflettere sull’immediato futuro, cercando di interpretarlo con un occhio a quanto successo in passato?

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Le economie mondiali si trovano travolte dagli effetti della pandemia, ancora difficili da interpretare, in uno scenario inusuale e del tutto inaspettato, con la carenza di materie prime, in tutti i settori, che sta causando problemi di approvvigionamento a moltissime aziende. Qual è il suo pensiero a questo riguardo? Sono gli effetti di una globalizzazione di cui ci è sfuggito il controllo? Ci sono precedenti storici assimilabili alla situazione attuale?

Domanda veramente complessa a cui non è facile dare una risposta non troppo generica; stiamo purtroppo scontando la sommatoria delle conseguenze della crisi economica precedente e della pandemia. Per uscire da questa situazione e riprendere il trend di crescita molti osservatori concordano sulla necessità di modificare radicalmente i comportamenti economici che sono stati tenuti fino ad oggi. Questi modelli comportamentali dovranno necessariamente essere cambiati se si vuole ripartire una volta terminata questa crisi e chi non sarà in grado di adeguarsi perderà molto terreno. Per ciò che riguarda la globalizzazione si può affermare che non sia mai stata veramente “sotto controllo” e ciò che oggi sta accadendo alle materie prime è un effetto di un cambiamento radicale nelle modalità distributive, simile a quello che fu lo sconvolgimento delle economie che avvenne nel 1500, quando ci fu l’avvento dell’oro “americano” sui mercati europei.

I costi di approvvigionamento sono impennati per carenza di offerta (ma anche i trasporti giocano la loro parte). Dobbiamo temere una ripresa dell’inflazione? Quale sarà il comportamento delle banche? Ci saranno misure antinflattive?

I prezzi tenderanno a crescere, sicuramente, e le Banche centrali correranno ai ripari per limitare l’esplosione del fenomeno inflattivo. Tuttavia, dal mio punto di vista una “inflazione moderatamente contenuta” al di sotto del 5% potrebbe anche essere salutare, perché comporterebbe la fuoriuscita dal mercato di quelle attività poco redditizie, che hanno approfittato di tassi di interesse particolarmente bassi per affermarsi, senza avere dei reali contenuti e dei fondamentali validi.

Dalla crisi dei “Subprime” molte aziende sono uscite con le ossa rotte, anche perché non ci fu un intervento bancario istituzionalizzato di sostegno. Come giudica il comportamento delle banche in questo frangente?

Quello che auspichiamo per il futuro è un intervento dei governi centrali che porti il mondo delle imprese e del sistema produttivo ad essere il più possibile indipendente dal sistema bancario, che dovrebbe avere un ruolo meno pregnante, ed essere al servizio del sistema economico e dello sviluppo delle imprese; ci vorrebbe un intervento da parte dei governi teso ad aumentare la solidità delle banche ma anche che riducesse la quantità di strumenti finanziari circolanti, sempre più sofisticati e forieri di rischi incontrollabili che possono generare problemi e situazioni di instabilità, penalizzando gli investimenti. Interessante a questo riguardo il libro di Mariana Mazzuccato (ndr: “il Valore di tutto”) in cui si dimostra come la crescita degli strumenti finanziari, certamente importante, nel lungo periodo apporti pochissimi benefici al Pil complessivo. Lo studio delle serie storiche serve anche a capire questi fenomeni. Se il sistema finanziario non sarà regolato in modo serio e rigido da parte della politica mondiale, ne pagheremo il prezzo con instabilità e incertezza.

In che misura verranno impattate dalle tecnologie legate ai “motori elettrici” le nostre aziende, ricche di inventiva, ma povere di capitali? Saranno preda di investitori stranieri senza scrupoli? Se sì, con quali conseguenze?

Il problema è serio: le nostre aziende purtroppo investono troppo poco in Ricerca & Sviluppo e questo ci spingerà sempre di più fuori dal mercato, rendendo le aziende italiane facile preda di investitori senza scrupoli. Siamo in ritardo e dovremmo fare un salto di qualità in avanti, ma sono pochi quelli che se la sentono di rischiare. Speriamo che i futuri finanziamenti “straordinari” di cui tanto si parla in questo periodo, possano essere indirizzati in questa direzione, con la collaborazione delle banche e della politica, che devono essere lungimiranti nel finanziare la ricerca e la tecnologia.

Da un punto di vista storico, non trova che il contesto sociale ed economico in cui ci troviamo, la travolgente evoluzione tecnologica, la globalizzazione dei mercati, sfuggano alle più conosciute teorizzazioni del pensiero economico, travolgendo ogni forma residuale di etica, soffocata da un’esasperata competizione alla ricerca del profitto “a tutti i costi”?

Onestamente, ho sempre osservato che la logica imprenditoriale orientata al profitto “del giorno dopo” ha sempre avuto vita breve, mentre i comportamenti etici hanno sempre, nel tempo, dato ottimi risultati e con ottimi profitti. Gli avventurieri che hanno badato al mero profitto, con logiche di delocalizzazione, con contratti di sfruttamento eccetera, sono ormai al tramonto. La strada dello sviluppo passa oggigiorno da presupposti etici; guardiamo ad Apple, ad esempio, forse la più grande azienda nel mondo, che ha operato con lungimiranza, senza di certo badare al profitto di breve periodo. Permettetemi in conclusione una digressione: nel Vangelo è scritto: “Cercate il Regno dei Cieli, il resto vi verrà dato in sovrappiù”, vale a dire che “voi pensate a perseguire qualcosa di buono, a creare imprese che generino effettivo valore e il resto (il profitto) arriverà da sé”. Certo ci vuole un comportamento etico e virtuoso a tutti i livelli con una visione imprenditoriale che non sia esclusivamente finalizzata al profitto. I profitti sono importanti, ma da soli portano “contro un muro”.

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