Artes 4.0: l’eccellenza per le imprese che scelgono di innovare

Informazione, formazione e innovazione. Sono i tre pilastri dell’attività di ARTES 4.0, il Competence Center toscano focalizzato sulla robotica che, come illustra il professor Paolo Dario della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ha tutte le carte in regola per valorizzare il potenziale creativo delle imprese italiane.

Paolo Dario Artes 4.0

di Virna Bottarelli

Il nome per esteso è Advanced Robotics and enabling digital TEchnologies & Systems 4.0, ma ai più è noto come ARTES 4.0. Parliamo di uno degli otto Competence Center italiani istituiti nel 2018, ma previsti già nel 2016 dal Piano Industria 4.0, che associa Partner Universitari, Enti di Ricerca, Istituti di Formazione ad elevata qualificazione, Fondazioni, Enti del terzo settore, Società ed Enti no profit, Associazioni e Aziende innovative con l’obiettivo di fornire alle imprese tecnologie e servizi che siano funzionali al loro processo di innovazione.

“Lo schema di ARTES è mettere a disposizione delle imprese clienti una poderosa potenza di fuoco, costituita da enti di ricerca di livello eccellente e da 95 soci industriali che hanno la capacità di fornire soluzioni per l’innovazione ad ampio spettro”, dice il professor Paolo Dario, della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che di ARTES 4.0 è direttore scientifico e direttore esecutivo ad interim.

Livornese, Paolo Dario si è laureato negli anni Settanta in Ingegneria Meccanica presso l’Università di Pisa. Professore Ordinario di Robotica Biomedica presso la Scuola Superiore Sant’Anna, è prorettore della Scuola e dell’omonimo Polo a Pontedera. È considerato il padre della biorobotica: alla fine degli anni Ottanta è infatti lui a organizzare, insieme ad altri luminari del campo, uno dei primi convegni dedicati alla materia. Nel 2017 ha ricevuto dall’Ieee Robotics & Automation Society il “Ras Pioneer Award”, il riconoscimento più prestigioso al mondo nei settori della robotica e dell’automazione.

ARTES 4.0 è un buon esempio di partenariato pubblico-privato. Come riescono due mondi che, tradizionalmente, hanno logiche di funzionamento molto diverse, a lavorare bene insieme?

Quando c’è un obiettivo comune si trova il modo di lavorare sugli elementi che uniscono. Da parte mia, ho sempre cercato di esplorare tutte le vie possibili per collaborare in modo proficuo, anche superando la rigida distinzione tra pubblico e privato. Ho più di quarant’anni di esperienza nel campo della ricerca e ho visto il nostro Paese cambiare: negli anni Settanta, quando ho iniziato, il mondo della ricerca universitaria e quello delle imprese erano totalmente separati. Erano anni in cui si alzavano barriere e la stessa ricerca universitaria era sì di qualità ma ancora molto provinciale, non aveva contatti con l’estero, banalmente erano pochissime le persone che parlavano l’inglese. Non mi sono lasciato abbattere, però. Ho sempre scelto di accettare la sfida del nostro Paese, che reputo abbia un grande potenziale. Ed è innegabile che negli ultimi decenni abbiamo fatto grandi passi in avanti.

Quali sono le principali attività svolte da ARTES 4.0?

I nostri tre pilastri sono l’informazione, la formazione e l’innovazione. Il primo passo è informare le imprese, renderle consapevoli del fatto che possono accedere a tecnologie capaci di rispondere alle loro esigenze. Ultimamente abbiamo proposto una serie di webinar tematici con i quali abbiamo raggiunto una platea di 5.000 utenti. Facciamo poi attività di formazione presso il nostro hub di Pontedera, a pochi passi dalla sede di Piaggio. Più in generale, siamo concentrati nell’attività di ascolto delle imprese, fondamentale per poi procedere a sviluppare con loro i progetti di innovazione. L’obiettivo è usare le conoscenze e le tecnologie più avanzate presenti nei nostri laboratori elevandone il livello di maturità tecnologica per fare in modo che le aziende ne possano fruire. E poi lavoriamo sul territorio, perché il trasferimento tecnologico funziona meglio se c’è vicinanza tra il centro tecnologico e l’impresa. Oltre alle sedi in Toscana, abbiamo laboratori, nodi e linee pilota in Umbria, Marche, Liguria, Lazio, Sardegna e Sicilia. Seguiamo l’approccio “Test Before Invest”, ossia mettiamo a disposizione delle aziende linee avanzate, dando loro la possibilità di testare e valutare se i risultati ottenuti rispecchiano i propri obiettivi e di decidere poi se investire o meno.

La presenza distribuita su più regioni è una vostra peculiarità: quanto sono ampi i divari territoriali nel nostro Paese?

I divari ci sono, indubbiamente. Ma abbiamo deciso di accettare la sfida: avremmo potuto concentrarci sulle regioni già molto avanzate dal punto di vista manifatturiero, invece, abbiamo preferito differenziarci e lavorare anche nelle aree geografiche con un livello di sviluppo più basso, le cui realtà imprenditoriali, però, hanno un grande potenziale e richiedono servizi utili alla transizione digitale. Ci muoviamo nell’ottica di dare un servizio al Paese, mettendo a disposizione la nostra competenza e ascoltando le esigenze delle aziende, per lavorare al loro fianco, senza imporre “dall’alto” le nostre scelte. E i risultati ci sono: in Sicilia, ad esempio, abbiamo instaurato ottimi rapporti con gli assessorati, creato reti locali che includono Università e imprese; o, ancora, nelle Marche e in Umbria lavoriamo con realtà imprenditoriali eccellenti, che hanno fatto della qualità del prodotto finito il loro punto di forza. Ad oggi siamo il Competence Center che ha ricevuto il maggior numero di proposte di innovazione: 330 sono state le richieste avanzate dalle imprese, a dimostrazione che il nostro rivolgerci alle regioni “in cerca” di sviluppo funziona e catalizza la voglia di innovare che nel nostro Paese non manca, anche se è spesso frenata dai timori degli investitori. Il nostro ruolo è anche quello di fare da garanti di un’innovazione realizzabile, pro- prio perché abbiamo le competenze necessarie a svilupparla e perché la valutazione dei progetti viene fatta in ARTES 4.0 da professionisti accuratamente selezionati.

Crede comunque che, in quanto a innovazione tecnologica, l’Italia sia in ritardo rispetto agli altri Paesi europei?

Le aziende italiane oggi hanno capito il valore dell’innovazione e sono competitive, riescono a vincere contratti di fornitura in quasi tutto il mondo, perché siamo ai vertici per quanto riguarda la manifattura di qualità. C’è una nuova generazione di imprenditori più consapevole, che si è formata in modo più approfondito, anche maturando esperienze internazionali. Nel manifatturiero, nella robotica e nella meccatronica siamo davvero i migliori al mondo, perché abbiamo un indiscusso know-how nel costruire tutto: dalle macchine utensili ai prodotti finiti. E abbiamo anche una scuola tra le migliori del mondo: lo dimostra il fatto che i nostri laureati sono molto richiesti all’estero. Ci sono però delle carenze, che riguardano l’Italia e il sistema europeo nel complesso, e sono inerenti all’Intelligenza Artificiale, alle reti di telecomunicazione e al software. Nell’AI abbiamo punte di eccellenza, ma i veri poli innovativi non sono in Europa, così come non sono in Europa i grandi player delle telecomunicazioni e i grandi produttori di computer o telefoni cellulari, con tutto quello che ne consegue rispetto alla gestione dei dati che circolano nella rete e allo strapotere delle Big Tech americane e cinesi. Eppure, la costruzione di hardware è uno dei capisaldi della nostra industria. Come dimostra, nel campo dei componenti microelettronici e dei Mems, STMicroelectronics, leader mondiale e uno dei soci industriali chiave di ARTES 4.0.

Il focus di ARTES 4.0 è sulla robotica avanzata, materia che lei conosce perfettamente, essendo stato insignito del Ras Pioneer Award, il riconoscimento più prestigioso al mondo nei settori della robotica e dell’automazione…

La robotica è la tecnologia caratterizzante del nostro Centro di Competenza. Parlo della robotica intesa nel senso più ampio del termine, perché non ci occupiamo solo del braccio robotico ma anche delle tecnologie che ne abilitano l’integrazione: il controllo, i sistemi di comunicazione, l’intelligenza, la telemetria, la componentistica, i sistemi di visione, la realtà aumentata, la simulazione. Oggi assistiamo a una vera e propria esplosione della robotica collaborativa, che sta crescendo a doppia cifra. ARTES 4.0 ha realizzato in questo ambito diverse piattaforme dimostrative, adattabili a realtà di tutte le dimensioni e di tutti i settori, dall’agricoltura al medicale, proprio perché la robotica è scalabile e può essere di grande aiuto anche ad aziende piccole, che realizzano prodotti tradizionali per i quali l’automazione di precisione può essere finalizzata al miglioramento della qualità del prodotto stesso, in un’ottica di efficienza ma anche di totale sicurezza.

Lavorate quindi anche per fare in modo che la tecnologia più avanzata si cali nel contesto e lo valorizzi, senza snaturarlo…

Potremmo parafrasare un insigne uomo politico del passato e dire che “la tecnologia fa paura a chi non ce l’ha”. Non si può svincolare l’uso della tecnologia dal contesto umano e sociale: ecco perché a mio avviso un buon ingegnere deve coltivare anche un lato umanista. Ho sempre cercato di formare ingegneri che sapessero risolvere sì i problemi tecnologici più sfidanti, ma che sapessero calarsi nel contesto umano e ambientale in cui viviamo. Non è possibile separare il mondo della fabbrica dal mondo esterno, così come va tenuta costante l’attenzione alla persona: automazione ed efficienza devono andare di pari passo con la sicurezza sul lavoro e, oggi in particolare, con la tutela dell’ambiente, in un approccio tecnologico che, come indicato anche dalla Commissione Europea nel suo recente documento sulla Industry 5.0, deve essere necessariamente umano-centrico.


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