Vacciniamo la supply chain

La penuria di microchip a livello globale, scatenata dalle interruzioni delle catene di approvvigionamento causata dal Covid, continua a funestare la produzione. La vera soluzione potrebbe essere assicurarsi che tutti abbiano modo di vaccinarsi

pixabay vaccino supply chain

di Alan Friedman |

Le conseguenze economiche della pandemia continuano a farsi sentire nel settore automotive, nel consumer e anche in molti altri. La penuria di microchip a livello globale, scatenata dalle interruzioni delle catene di approvvigionamento causata dal Covid, continua a funestare la produzione e la crisi ha già fermato, o rallentato, gli stabilimenti di Toyota, Stellantis, Volkswagen e altri gruppi. Ma gli stessi sconvolgimenti stanno causando scompiglio in altre catene, e le conseguenze si abbattono su una vasta gamma di componenti intermedi, oltre che sulle materie plastiche e sull’acciaio.

Ma c’è di peggio: secondo molti top manager del mondo dell’auto, non si vede la luce in fondo al tunnel. La penuria, iniziata dopo i lockdown dell’anno scorso, ha continuato a devastare il mercato dei microchip, seguendo la diffusione del virus. Per esempio, diversi impianti nel Sud est asiatico, in aree colpite dal Covid, non hanno potuto portare avanti la produzione. Adesso sembra che il problema possa persistere anche dopo il 2022, il che comporterebbe un ingente crollo di fatturato e una crescita dei prezzi finali per i consumatori, dato che la crisi minaccia di abbattere la sua scure sulla produzione: parliamo di 7 milioni di automobili in meno solo per quest’anno (fonte IHS Markit).

Gunnar Herrmann, presidente del Cda di Ford Europe, ha dichiarato di recente alla Cnbc: “Non si tratta solo dei semiconduttori. C’è carenza anche di litio, di plastiche e di acciaio. Difficoltà e ristrettezze si riscontrano ovunque”. Si ritiene che lo shortage di microchip sia stato esacerbato dalla transizione verso i veicoli elettrici. Per esempio, una Ford Focus di solito utilizza circa 300 microchip, mentre i nuovi modelli elettrici possono contenerne anche 3.000 ciascuno. Herrmann e altri manager – il Ceo di Volkswagen Herbert Diess, per citarne uno – temono che questa situazione possa protrarsi fino al 2024 e sostengono che al momento sia difficile fare previsioni sulle possibili tempistiche di recupero. La domanda di nuove auto non è un problema: il problema è costruirle.

Incentivi per la produzione made in Usa

Nel frattempo, il presidente Joe Biden ha più volte ribadito la sua convinzione che sia necessario un piano strategico nazionale per sostenere e migliorare la capacità produttiva di semiconduttori degli Stati Uniti. A giugno un rapporto della Casa Bianca incentrato sulle vulnerabilità delle catene di approvvigionamento ha incluso i semiconduttori tra le quattro massime priorità per le quali gli Stati Uniti dovrebbero ampliare le capacità di produzione interna. Ma Biden non ha la bacchetta magica. L’industria dei microchip americana chiede 50 miliardi di dollari in sussidi federali per facilitare la costruzione di costosi impianti sul territorio nazionale. Ed è possibile che il Congresso dia il via libera, stanziando fondi e incentivi fiscali per i produttori. Ma anche potendo contare su 50 miliardi di dollari di aiuti, gli Usa resterebbero comunque in fondo alla classifica internazionale dei più grandi produttori di chip. Si stima che senza le sovvenzioni la quota di microchip realizzati negli Stati Uniti precipiterebbe dall’attuale 12% al 6 %. Corea del Sud, Taiwan e Giappone sono molto più in su nelle graduatorie. E la Cina corre molto veloce.

Un vaccino per la supply chain

Per adesso non si vede un lieto fine all’orizzonte; con ogni probabilità la crisi continuerà a far danni fino a che il virus non smetterà di circolare. In ultima analisi, invece di stanziare sussidi per la produzione interna degli Usa, la vera soluzione potrebbe essere un’altra: assicurarsi che tutti abbiano modo di vaccinarsi. Nel mondo intero, non solo in Europa e negli Stati Uniti. Vaccinare la catena di approvvigionamento potrebbe essere il miglior modo per porre fine a questo caos.


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