E se vincessimo anche la gara dei chip?

Dopo un’estate che ci ha regalato la vittoria della Nazionale di calcio ai Campionati Europei e il record di medaglie alle Olimpiadi, potrebbe essere l’elettronica a darci altre soddisfazioni: Intel guarda al nostro Paese come possibile sede per un centro di produzione dei suoi chip

chip intel italia

di Virna Bottarelli

Lo scorso marzo Pat Gelsinger, Ceo di Intel, ha annunciato importanti piani di espansione della produzione di chip: oltre a un investimento stimato di 20 miliardi di dollari per la costruzione di nuovi stabilimenti in Arizona, Gelsinger ha espresso l’intenzione della corporation di potenziare la sua presenza anche in Europa. Al campus di Leixlip, in Irlanda, potrebbero così aggiungersi nuove sedi e non è escluso che una di queste si possa stabilire in Italia. Pat Gelsinger ha anticipato che l’investimento interesserà una mega-fab, composta da 6-8 moduli, dal costo di 10-15 miliardi di dollari ciascuno, per un totale di circa 100 miliardi di dollari in un progetto complessivo di 10-15 anni. L’intento di Intel è supportare l’area UE nel suo ambizioso obiettivo di arrivare a detenere entro il 2030 il 20% della produzione mondiale di microchip all’avanguardia (attualmente è sotto il 10%) e riequilibrare geograficamente la produzione di semiconduttori.

I chip nell’agenda europea

L’interesse verso il nostro Paese è stato manifestato dal Ceo di Intel in una visita, ai primi di luglio, a Roma, durante la quale ha incontrato il presidente del Consiglio Mario Draghi, Vittorio Colao e Giancarlo Giorgetti, titolari rispettivamente dei ministeri dell’Innovazione tecnologica e transizione digitale e dello Sviluppo economico, e i vertici di alcune aziende tecnologiche italiane. Quello di Gelsinger in Europa è stato un tour che ha toccato, oltre al nostro Paese, la Francia, il Belgio, la Germania e i Paesi Bassi, e che ha avuto l’obiettivo di discutere dell’importanza della produzione di semiconduttori per il Vecchio Continente.

Il tema, del resto, è oggi ai primi posti dell’agenda politico-economica delle istituzioni europee: lo stesso Thierry Breton, commissario europeo al mercato interno, ne ha parlato in un incontro, a luglio, con il ministro Giorgetti, annunciando l’obiettivo di aumentare nei prossimi dieci anni la quota globale della produzione di microprocessori all’interno del- la Ue, dall’attuale 10% al 20%. Lo shortage di componenti elettronici, che secondo gli osservatori si protrarrà fino al 2022, ha reso ancora più evidente il fatto che l’Europa non possa più permettersi di essere così fortemente dipendente dai grandi pro- duttori asiatici. La stessa Intel, in una recente nota, ha fatto sapere che “i leader europei devono fare gli investimenti necessari per garantire un’industria dei semiconduttori vivace, costruire un’offerta resiliente ed espandere l’innovazione a lungo termine. Attualmente, far funzionare una Fab in Europa o negli Stati Uniti può costare il 20-40% in più rispetto ai paesi asiatici”. Servono dunque investimenti anche da parte dei Paesi europei e pensando al nostro, e alle risorse necessarie a implementare un progetto così importante, è inevitabile guardare ai miliardi messi a disposizione dal fondo “Next Generation EU” e ai piani elaborati su come spenderli, contenuti nel “Pnrr”. Intervistato da Riccardo Luna per “Repubblica”, Gelsinger ha detto: “L’Italia, in questo momento, ha un grande primo ministro. Poi avete una grande tradizionale tecnologica, siete una terra di ottimi ingegneri. E infine c’è il Recovery Plan. È una grande occasione”. Il Ceo di Intel ha anche specificato che la corporation potrebbe decidere di “fare la fabbrica in un Paese, un centro di ricerca in un altro e un laboratorio in un altro ancora”, sviluppando una strategia che porterebbe vantaggi alla competitività dell’Europa nel complesso. Da ultimo, in occasione della presentazione dei risultati finanziari del secondo quarter 2021, il 22 luglio, Gelsinger ha confermato di annunciare entro fine anno i piani per i nuovi siti americani ed europei.

Le carte che ci possiamo giocare per vincere la gara dei chip

L’idea di Intel sarebbe quella di impiantare nel nostro Paese un centro dedicato alle attività di ricerca e sviluppo e sembra che le istituzioni stiano lavorando affinché dall’idea si passi a qualcosa di più concreto. Il 3 agosto il ministro Giorgetti, il viceministro Gilberto Pichetto, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, la sindaca della città di Torino Chiara Appendino e la vicepresidente del Senato Anna Rossomando si sono incontrati per parlare, tra gli altri argomenti, della possibilità di realizzare la sede Intel proprio nel capoluogo piemontese. Dopo l’incontro, il ministro dello Sviluppo Economico ha dichiarato: “Il Mise ha approfondito la questione Intel e ho personalmente incontrato nelle settimane scorse anche l’amministratore delegato. Si tratta di un progetto con un impatto enorme per tutto il territorio e la sua economia. Ho pensato che abbiamo già un’area infrastrutturata per questa realizzazione, che è quella di Mirafiori nella parte non utilizzata. Secondo me soddisfa tutti i requisiti, non è l’unica candidata ma quella più qualificata. Cosa farà Intel non lo sappiamo, ma visto l’entità dell’investimento anche per il contributo statale, ritengo che si arriverà a una diffusa rete sul territorio europeo, in questa logica penso a 2 o 3 realtà, di cui una in italia. Ritengo che così possa esserci anche il via libera dell’Italia all’investimento dello Stato per oltre otto miliardi e che ci siano ragionevoli speranze su Torino, ma è bene non creare facili aspettative ed entusiasmi. Dobbiamo lavorare tutti insieme sul dossier”.


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