Da uno studio Euler Hermes, riparte l’export per i prodotti italiani

Secondo lo studio Euler Hermes, dopo un 2020 al di sotto delle aspettative, il Made in Italy riparte con un aumento del 12,5%. Nel 2022 si attende un ulteriore incremento del 6,3%. Tra i principali mercati dell’Export italiano si confermano la Germania, la Francia e gli Usa

export studio Euler Hermes
Euler Hermes, società del Gruppo Allianz, ha reso noti i risultati di una ricerca condotta sul Commercio Globale. Nel 2021 (primo trimestre) è stato registrato un netto miglioramento, in termini di valore (+8,6%) e in termini di volume (+3,4%).
Le previsioni evidenziano che questo trend continuerà fino a registrare una crescita, alla fine del 2021, del +7,7% in termini di volume (contro il -8,0% del 2020) e un tasso ancora più alto del +15,9%, in termini di valore (contro il -9,9% del 2020). Nel 2022, il Commercio Globale non si arresterà, fino ad un aumento generale del +6,2% (volume) e +8,4% (valore).

All’interno di questo scenario, il Made in Italy riparte con vigore e nel 2021 si stima che registrerà una crescita del 12,5% rispetto all’anno precedente (valore). Questa crescita del Belpaese si traduce in un incremento addizionale dell’export pari a 60 miliardi di Euro, di cui la metà destinati ai Paesi dell’Unione Europea. Tra i principali mercati di destinazione troviamo la Germania, con 7 miliardi di Euro di “export addizionale”, poi la Francia con 6 e gli USA, sempre con 6. I settori su cui l’Italia è più attiva, sempre analizzando l’export addizionale, sono la Meccanica (+10 miliardi di Euro nel 2021 vs 2020), la Siderurgia (+5 miliardi di Euro), l’Energia (+5 miliardi di Euro) e il comparto agroalimentare (+4 miliardi di Euro).

massimo reale
Massimo Reale, direttore commerciale Euler Hermes Paesi Mediterranei, Medio Oriente e Africa

“In questa fase di ripresa degli scambi internazionali”, dice Massimo Reale, direttore commerciale Euler Hermes Paesi Mediterranei, Medio Oriente e Africa, “emerge la ripresa sostanziale dei nostri partner di riferimento, in particolare europei. Se da un lato ci sono preoccupazioni dalla frenata del settore automotive (da sempre volano del fatturato export italiano con la filiera di subforniture di eccellenza), registriamo segnali molto positivi nella meccanica strumentale e nei macchinari di precisione, oltre alle forniture industriali legate al settore della siderurgia. Tiene l’agroalimentare di qualità, soprattutto verso gli Stati Uniti, mentre l’attenzione va posta sulla manifattura tessile le cui attese sono di tassi di sviluppo di gran lunga inferiori al potenziale, sia per i grandi marchi europei tuttora in difficoltà sia per un modello distributivo fortemente impattato dal calo dei consumi tradizionali”.

Guardando al 2022, invece, “la domanda globale continuerà a essere sostenuta, grazie al nuovo ciclo di infrastrutture, agli stimoli fiscali, ai risparmi residui (soprattutto nelle economie avanzate) e all’allentamento delle tariffe commerciali. A livello globale, dopo quest’anno, i produttori dovranno affrontare il picco del ciclo della domanda (intorno alla metà del 2022) in un momento in cui le scorte saranno superiori alla media”.

Secondo lo studio, l’Europa (in particolare la Germania) è complessivamente in ritardo in termini di stock di materiali, mentre, gli Stati Uniti e alcune economie dell’Asia sembrano avvantaggiarsene. L’Asia è probabilmente meno colpita dalle carenze di scorte, data l’elevata integrazione commerciale regionale e il posizionamento settoriale, che è prioritario per i fornitori. Al contrario, la maggior parte dei Paesi europei sta lottando per rifornire i bassi livelli di scorte. I Paesi Bassi e l’Irlanda rappresentano delle eccezioni, forse grazie al loro status di piattaforma commerciale e alla specializzazione nei settori tecnologico, chimico e farmaceutico.
Il settore dei trasporti, insieme al tessile, all’abbigliamento, all’informatica ed all’elettronica, stanno attualmente vedendo diminuire le scorte rispetto ai bassi livelli pre-crisi.

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