Bene export e Made in Italy, ma occorrono misure strutturali

Secondo Laura Castelli, Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, è necessario rendere strutturali gli interventi volti alla valorizzazione del Made in Italy e alla promozione dell’export

italia export

Si è tenuto il 17 luglio il convegno “Export e made in Italy: l’internazionalizzazione come strumento per lo sviluppo delle imprese. Digitalizzazione, innovazione e sostenibilità per il rilancio del Sud”, organizzato dal Consiglio Nazionale e l’Ordine di Napoli dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.

“Nel primo trimestre i dati italiani dell’export sono stati pari a 118 miliardi, superiori al record del 2019, quindi pre pandemia. La strada è tracciata e il Sud la sta seguendo, con una crescita del 3,8%: sono dati incoraggianti che vanno consolidati”,  ha detto Vincenzo Moretta, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli.

Tra gli altri, ha partecipato all’evento il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, che ha dichiarato:  “Erano in pochi a credere che, come Italia, attraverso l’export, saremmo riusciti a dare questa spinta importante all’economia. E invece questa grande sfida la stiamo vincendo grazie soprattutto al lavoro di squadra costruito attorno al Patto per l’Export, fortemente voluto dal Ministro Luigi Di Maio. Gli strumenti messi in campo, a partire dagli incentivi a fondo perduto, che abbiamo finanziato abbondantemente, stanno funzionando. Le esportazioni, nei primi mesi del 2021, hanno raggiunto i livelli pre-Covid e in alcuni casi li hanno pure superati”.

Le misure per favorire l’export

Il Vice Ministro ha sottolineato come sia necessario però compiere un ulteriore passo per “rendere strutturali questi interventi, che rappresentano un tassello stabile sul quale dobbiamo, con forza, continuare ad edificare questo progetto di valorizzazione del Made in Italy e di promozione dell’export”.

Secondo Castelli, sono diversi gli ambiti sui quali puntare per agire in modo efficiente sul mondo delle imprese: “Acquisizioni e fusioni, che oggi soffrono della mancanza dei giusti stimoli fiscali; rafforzamenti di governance; interventi di re-shoring, tenendo presente che i primi tre motivi di delocalizzazione sono riduzione del costo del lavoro, la flessibilità sulla capacità produttiva e la riduzione del costo delle materie prime; crescita dimensionale, che oggi non è sostenuta da strumenti rapidi, come invece avviene in altri paesi europei, ed efficaci”.

Sono temi sui quali, sostiene il Vice Ministro, si sta già lavorando: “Su quello della crescita dimensionale, abbiamo già iniziato a lavorare durante questa gestione dell’emergenza Covid. Con Sace, ad esempio, lo abbiamo fatto per la ricapitalizzazione. Sul re-shoring, e sugli incentivi fiscali per favorire l’export, c’è poi un’interessante proposta che arriva dal Presidente dell’ICE, e che punta, sul modello statunitense, ad una riduzione dell’imponibile fiscale per il reddito generato all’estero. In una fase di ripartenza, come questa post pandemia, rappresenterebbe un grande aiuto alle imprese, soprattutto nella conquista di nuove quote di mercato”.


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