Perché è importante puntare sull’economia circolare

È necessario gestire con successo la transizione da un mondo lineare a uno circolare: l’economia circolare aspira ad allungare il ciclo vitale dei beni e dei materiali che li compongono

economia circolare futuro

di Angela Marzorati |

L’economia circolare – un modello di produzione e di consumo basato sulla condivisione, sul riutilizzo e sul riciclo dei materiali e prodotti già esistenti in economia – aspira ad allungare il ciclo vitale dei beni e dei materiali che li compongono. In questo modo, quando un bene ha concluso la sua funzione, i materiali di cui era composto vengono reintrodotti nel ciclo economico, riducendo la produzione di rifiuti e limitando una nuova estrazione di materie prime.

I fondi europei

La ripartenza delle economie europee dopo la pandemia da Coronavirus potrebbe diventare – grazie ai piani di ripresa nazionali finanziati dai fondi Ue – preludio al raggiungimento degli obiettivi climatici. Le istituzioni europee hanno infatti posto clima e ambiente al centro dell’agenda per la ripresa economica. Seguendo le orme del Green New Deal e dell’Accordo di Parigi, i fondi dell’Ue aspirano a completare la transizione verso un’economia verde e circolare entro il 2050. A questo scopo mira il Recovery Fund – o NextGenerationEU – uno strumento di recupero temporaneo da 750 miliardi di euro e rinforzi mirati al bilancio dell’UE a lungo termine per il periodo 2021-2027.

L’Italia riceverà dal Piano circa 208 miliardi di euro, di cui il 37% è vincolato a investimenti per l’ambiente: smart city, decarbonizzazione dei trasporti, efficientamento energetico, gestione dell’acqua e, naturalmente, economia circolare. Gli attori economici daranno un contributo decisivo al raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050 e alla scissione della crescita economica dall’uso delle risorse, garantendo nel contempo la competitività a lungo termine dell’Ue. Il Circular EconomyAction Plan – avviato nel marzo 2020 – fornisce un’agenda orientata al futuro per realizzare un’Europa più pulita e più competitiva valorizzando il ruolo cruciale degli attori economici, dei consumatori e dei cittadini. Il progetto mira alle azioni di economia circolare, accelerando la trasformazione stimata dal Green Deal europeo.

Energia, clima e futuro

Ragionare di clima oggi significa interrogarsi sul destino delle nostre città, sulle modalità con cui dovremo prenderci cura del territorio, sugli interventi economici capaci di promuovere una transizione ecologica sostenibile, che riformuli in ottica di interdipendenza il nostro rapporto con la natura. Il futuro, a differenza di come a lungo ci siamo immaginati la nostra corsa al progresso, non è sviluppo all’infinito. Al contrario, dovrà essere caratterizzato da contenimento, redistribuzione, consumo regolato, freno alla dismisura. Se a lungo il tempo a venire è stato immaginato come esplosione di possibilità, oggi è cura del presente e cambio di prospettiva riguardo le opportunità future. Ma clima significa anche discutere sullo sviluppo a livello locale e globale, tanto quanto prendersi cura degli ecosistemi, comprendendo che l’umanità e la Terra sono interdipendenti, che le nostre azioni apportano cambiamenti nella realtà, i nostri gesti hanno un impatto sull’ambiente, sulla società e sull’economia. Un passaggio, quello al circolare, le cui origini risalgono ai movimenti che costituiscono “l’arcipelago verde” e che il movimento antiutilitarista in economia propone all’inizio degli anni ’80. Il cardine di questa concezione sta nell’interpretazione del concetto di “Dono” proposto da Marcel Mauss non quale gesto di carità, ma come patto di futuro. Le premesse dell’agenda del nostro presente sono improntate a questa filosofia: l’attenzione, le politiche e gli impegni che iniziano nel 1992 alla Conferenza internazionale di Rio, sono la riflessione di un diverso modello di globalizzazione che trova un suo primo vocabolario a Porto Alegre: la scrittura del decalogo per il 2050 fissata con l’agenda di Cop 21.

Circolari entro il 2050

Se l’obiettivo è di arrivare a un’economia circolare totale entro il 2050, è necessario delineare strategie nazionali che ridefiniscano una governance dell’economia attenta a indicatori di circolarità armonizzati e uniformi. In primo luogo, ci si deve concentrare sul lungo termine; è importante iniziare a investire nella stabilità di una transizione economica, per generare dinamiche finanziarie alternative. Gestire la transizione attraverso l’innovazione è fondamentale. In secondo luogo, si dovrà lavorare per l’eliminazione della disuguaglianza, considerando che i Paesi più ricchi stanno contribuendo in maniera decisiva al riscaldamento globale, ma ne percepiscono l’impatto in forma minore. L’uguaglianza è il motore della sostenibilità e della crescita attraverso la mitigazione, intesa come riduzione delle emissioni e passaggio alla decarbonizzazione. Si dovrà inoltre rinnovare il panorama finanziario per promuovere la ricerca e lo sviluppo sulla circolarità, trasformando i modelli di business orientati ai rifiuti in modelli circolari. Inoltre, l’adozione di misure trasversali e di coordinamento per tutti i settori coinvolti nella transizione dell’economia circolare giocherà un ruolo fondamentale: sarà possibile ripensare le città e gli spazi urbani facendo leva sull’economia circolare e promuovendo così la cultura e la consapevolezza dei benefici.

Una strada ancora lunga

Nonostante il recente Green Deal europeo e il relativo New Circular Economy Action Plan fissino nuovi e ambiziosi obiettivi per l’Europa, la strada verso la piena circolarità è ancora lunga. Nella maggior parte dei Paesi dell’Unione manca ancora una tabella di marcia strategica nazionale volta a sviluppare un sistema economico basato sulla circolarità e ciò si riflette in gradi di progresso e attenzione verso la sostenibilità estremamente disomogenei. La cornice economica europea post Covid-19 sta accelerando la transizione verso un’economia green, investendo in una trasformazione verso la circolarità guidata da principi di giustizia ed equità sociale. L’industria energetica è fondamentale per i prossimi 30 anni, per costruire nuove infrastrutture e creare nuovi posti di lavoro. La consapevolezza della sfida climatica è cruciale affinché le persone possano cogliere opportunità lavorative e di crescita in settori dell’economia in forte sviluppo e anche per motivare le persone ad affrontare il corretto utilizzo dell’energia, attraverso campagne energetiche e incentivi finanziari mirati all’efficienza.


Potrebbe interessarti anche:

Smart City: siamo sulla strada giusta per la sostenibilità?

Sostenibilità e digitalizzazione le nuove rotte per l’aviazione europea

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui