Smart Agrifood: un campo tutto da coltivare

Il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 vale 450 milioni di euro ed è in crescita. Il seme dello Smart Agrifood è stato gettato, ma che cosa serve per farlo germogliare e per raccoglierne i frutti? Una strategia a livello nazionale e investimenti in tecnologie per valorizzare la filiera, difenderne l’unicità e renderla più competitiva a livello internazionale

Smart Agrifood

di Virna Bottarelli |

Secondo i dati dell’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano e del Laboratorio Research & Innovation for Smart Enterprises dell’Università degli Studi di Brescia, il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 ha raggiunto nel 2019 il valore di 450 milioni di euro, crescendo del 22% rispetto al 2018 e coprendo il 5% del mercato globale.

“Gli operatori del settore agroalimentare guardano con sempre maggiore attenzione all’innovazione digitale per rendere più efficienti le singole attività agricole e per essere più competitivi nello scenario internazionale”, dice Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio. “Ma per un definitivo salto di qualità è necessario puntare su ‘soluzioni di filiera’, capaci di integrare due o più stadi dal campo allo scaffale, ancora marginali rispetto a soluzioni che insistono su una sola fase: quella agricola o del retail”.

Il termine Agricoltura 4.0 identifica un complesso di tecnologie interconnesse che, impiegate nel campo agricolo, appunto, migliorano la resa e la sostenibilità delle coltivazioni, della qualità produttiva e di trasformazione, delle condizioni di lavoro. Come precisa Andrea Bacchetti, anch’egli direttore dell’Osservatorio Smart Agrifood: “Il settore agroalimentare italiano vede molte giovani aziende emergenti in grado di sviluppare soluzioni innovative in diversi comparti della filiera, con grande attenzione alla sostenibilità e alla trasparenza delle attività agricole. Tra queste spiccano le applicazioni IoT, l’elaborazione dei Big Data, l’impiego della Blockchain”. Parlare di Smart Farming in modo diffuso, però, è ancora prematuro: “Emerge un evidente divario tra l’abbondanza delle soluzioni offerte a supporto delle attività prettamente agricole – semina, coltivazione e raccolta – rispetto a quelle che guardano alla pianificazione delle attività, alla gestione della logistica e agli altri processi aziendali di supporto”. Sono diverse le tecnologie applicabili al settore ma, come dice ancora Renga, “molte delle innovazioni sono ancora in una fase iniziale di applicazione”.

Le tecnologie in campo

Secondo il sondaggio condotto dall’Osservatorio su 288 imprese agricole, le aziende del settore investono in soluzioni 4.0 principalmente per migliorare la sostenibilità ambientale delle proprie coltivazioni, aumentare la consapevolezza delle dinamiche in atto all’interno della propria azienda, ridurre i costi e semplificare il lavoro intellettuale. L’attività agricola più interessata dalle proposte di Agricoltura 4.0 è la coltivazione (79% delle soluzioni), seguita da semina (41%), raccolta (36%), pianificazione (11%), magazzino (4%) e logistica (4%). Le tecnologie sulle quali si concentrano gli investimenti del settore agricolo si possono raggruppare in:

  • sistemi di monitoraggio e controllo di mezzi e attrezzature agricole (39%)
  • software gestionali (20%)
  • macchinari nativamente connessi (14%)
  • sistemi di monitoraggio da remoto di terreni e colture (10%)
  • sistemi per mappare i terreni e le coltivazioni (9%)
  • strumenti di supporto alle decisioni (5%)

Dall’analisi delle tecnologie utilizzate emerge la crescente importanza della gestione dei dati: il 72% delle soluzioni è legato a software per l’analisi avanzata dei dati, il 61% è costituito da piattaforme software capaci di ospitare dati provenienti da diverse fonti e il 50% riguarda strumenti che sfruttano l’Internet of Things (+6% sul 2018). Le altre tecnologie più adottate includono dispositivi di ultima generazione (45%), mobilità e geolocalizzazione (35%), veicoli e attrezzature connesse (20%) e sistemi Ict on Cloud (9%).

Paolo Menesatti, direttore del Centro di Ricerca Ingegneria e Trasformazioni Agroalimentari del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura (Crea), spiega come la tecnologia sia oggi uno strumento prezioso nell’assecondare il cambio di paradigma che il mondo agricolo sta affrontando: “Se in passato il focus era sull’aumento della produttività, oggi l’attenzione è rivolta di più verso la sostenibilità (ambientale, economica e sociale) delle coltivazioni e delle produzioni, un obiettivo al quale contribuisce significativamente la cosiddetta agricoltura di precisione”.

Smart Agrifood Valore

Carlo Bisaglia, primo ricercatore del Centro di Ricerca diretto da Menesatti, ripercorre le tappe che hanno portato la tecnologia nel mondo agricolo, a partire dai primi controlli elettronici sulle macchine agricole, tra la fine degli anni Settanta e l‘inizio anni Ottanta e i passaggi seguenti: “Gli anni Novanta hanno visto l’avvento delle tecnologie satellitare e gli albori dell’agricoltura di precisione, che abbinava il controllo satellitare al controllo elettro- nico dei mezzi. Di lì a poco sarebbe nata la telemetria, con i mezzi che iniziano a fornire informazioni sul loro stato di manutenzione. Dal 2010 in poi si è iniziato a parlare di agricoltura digitale, con la diffusione delle tecnologie di comunicazione veloce e del 3G”.

Ma quali sono le tecnologie che oggi rendono l’agricoltura più intelligente? “Alcune sono tecnologie relativamente semplici, già disponibili, come quelle legate alla guida automatica, che consento- no una migliore gestione delle superfici coltivate e non richiedono conoscenze e formazione particolari. Altre sono più evolute, come le tecnologie per la concimazione e irrigazione a dose variabile, che consentono di distribuire fertilizzante solo dove ve ne è bisogno, ma necessitano di professionisti in grado di utilizzarle e, proprio la carenza di conoscenza di questi strumenti più avanzati rappresenta la principale barriera a una loro maggiore diffusione”.

Per implementare queste tecnologie più sofisticate, infatti, è necessario mappare il terreno, inserire i dati di variabilità della sua fertilità, saper gestire sensori per rilevare i dati, che vanno raccolti, analizzati e interpretati. “Il dato in agricoltura non è una novità: da dieci anni si parla di agricoltura digitale, ma anche gli agricoltori che già usano strumenti intelligenti spesso non sono ancora in grado di valorizzare la moltitudine di dati che hanno a disposizione”.

L’innovazione, però, non si ferma, e nel medio termine assisteremo a nuovi sviluppi legati all’analisi e alla gestione dei dati, con le macchine che, grazie all’Intelligenza Artificiale e a processi statistici evoluti saranno in grado di interpretarli e dare indicazioni per agire correttamente. Andando ancora oltre, c’è chi immagina di applicare all’agricoltura anche i modelli “Digital Twin”. Dice Bisaglia: “Pensate di creare il modello virtuale di un’azienda agricola e di poter capire in anticipo come agire sul terreno grazie ai dati a disposizione, relativi non solo al terreno stesso, ma anche, ad esempio, al clima”. E proprio sul clima il ricercatore apre un’altra parentesi: “In passato si operava seguendo pratiche prestabilite in base alle stagioni: il cambiamento climatico, insieme a quello nella domanda, impone nuovi metodi e richiede una capacità di intervento in tempo reale a seconda dello scenario che di volta in volta si presenta”. È chiaro che la tecnologia ha un costo e l’azienda agricola investe solo se è certa che il vantaggio supera l’investimento: “Il beneficio di un’agricoltura di precisione è collettivo e per questo i Governi dovrebbero contribuire in modo importante nell’evoluzione tecnologica del settore, dando anche riscontri monetizzabili alle aziende che scelgono di investire tempo e denaro, come accade ad esempio negli Stati Uniti”, afferma Bisaglia. Il rischio, infatti, è che investa solo chi può permetterselo: “In Italia ci sono realtà che adottano già queste tecnologie, ma si tratta di soggetti con redditi tali da consentire investimenti importanti. Altre aziende stanno investendo sul digitale più per la parte di commercializzazione dei prodotti, così come sono in aumento le molte start-up che offrono servizi di monitoraggio dei terreni e delle colture: non siamo indietro rispetto ad altri Paesi, ma dobbiamo spingere ancora sulla tecnologia proprio per dare più risalto alla qualità delle nostre produzioni”.

Quanto contano i dati in agricoltura e nel food

Tenere traccia di quanto avviene nel percorso del prodotto alimentare dal campo alla tavola del consumatore finale è sempre più importante per rendere più efficiente l’intera filiera e creare nuove opportunità di mercato.

Qui il digitale gioca un ruolo di assoluto protagonista e l’innovazione tecnologica si fa più spinta: la maggior parte delle soluzioni innovative offerte sul mercato italiano si basa su:

    • Blockchain (43% del totale)
    • QR code (41%)
    • mobile app (36%)
    • data analytics (34%)
    • IoT (30%)
    • Cloud (27%).

Pur ancora limitate in termini di offerta – si tratta di un mercato caratterizzato da pochi milioni di investimenti – le soluzioni che sfruttano l’Internet of Things sono cresciute del 63% rispetto al 2018.

Smart agrifood e Blockchain

Parlando di Blockchain, nel 2019 l’agrifood è stato uno dei settori più attivi per numero di progetti concreti, al terzo posto dopo la finanza e la PA. I progetti riguardano soprattutto gli operatori attivi nelle fasi iniziali della filiera, come la produzione primaria (84%), mentre i principali promotori di queste iniziative sono le imprese che operano nella distribuzione (26%) e trasformazione (21%) dei prodotti, seguite dai fornitori di tecnologia (13%). La Blockchain viene impiegata dalle imprese agroalimentari prevalentemente per incontrare nuove opportunità commerciali e di marketing (60%), rendere più efficienti i processi di supply chain (40%), raggiungere obiettivi di sostenibilità ambientale e sociale (21%). Meno diffusi gli obiettivi legati alla sicurezza alimentare (15%) e al contrasto della contraffazione (7%), mentre una piccola parte (10 progetti) non applica la Blockchain agli alimenti ma si concentra sugli asset produttivi o sui processi logistici.

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