L’economia ai tempi del Coronavirus: nessuna buona notizia

Quali saranno, verosimilmente, le conseguenze della pandemia di Coronavirus per l’economia mondiale e, più in dettaglio, per quella della Cina, degli Usa, dell’Eurozona e dell’Italia? E quale tipo di ripresa possiamo aspettarci di vedere una volta terminata la crisi?

Economia Coronavirus Friedman

di Alan Friedman |

Attenzione: se non siete di costituzione robusta o non avete i nervi abbastanza saldi, potreste non voler procedere nella lettura di questo articolo.

Lo dico subito, e chiaramente: temo che nel breve periodo non ci sarà nessuna buona nuova; di fronte a noi non c’è alcuno scenario positivo, ma solo cattive notizie. Resta da capire se si materializzerà lo scenario meno peggiore, quello terribile o il più catastrofico.

Gli errori sul Coronavirus e l’economia cinese

Iniziamo con la Cina, che ha mostrato al mondo sia i suoi errori iniziali nel minimizzare il virus, sia la sua forza e la sua disciplina (parliamo pur sempre di una dittatura…) nel chiudere ermeticamente Wuhan e appiattire con successo la curva del Covid-19. All’inizio dell’anno, per il 2020, ci si attendeva in Cina una crescita del Pil inferiore al 6 per cento: una performance non buona per gli standard del Dragone, ma nemmeno disastrosa.

Oggi gli analisti di Goldman Sachs stimano che nel primo trimestre, rispetto allo stesso periodo del 2019, il Pil cinese potrebbe essere crollato del 9 per cento. La Cina è di capitale importanza per l’economia di tutto il mondo, rappresentando il 18 per cento circa del reddito globale. E in un mondo globalizzato, nel quale le catene di fornitura sono saldamente interconnesse, la temporanea paralisi della Cina ha causato ovunque un effetto domino.

Anche l’India, ingranaggio fondamentale della catena di approvvigionamento globale, ha un peso importante negli equilibri economici. E la decisione del primo ministro Narendra Modi di imporre un blocco nazionale di 3 settimane causerà una forte recessione in questo Paese da oltre 1,3 miliardi di persone.

Il Fondo Monetario Internazionale afferma di aspettarsi per quest’anno una recessione globale, grave almeno quanto quella osservata più di un decennio fa, seguita poi da una ripresa nel 2021. Ad oggi, sono quasi 80 i Paesi che hanno chiesto un intervento del Fmi per aiuti finanziari di emergenza.

Usa, un calo senza precedenti

E poi ci sono gli Usa, che secondo gli scienziati diventeranno presto il nuovo epicentro del Coronavirus, superando persino l’Italia e il resto dell’Europa. Quando a gennaio la Cia ha avvertito Donald Trump dei gravi pericoli posti dal Covid-19, questi non solo ha ignorato tali avvertimenti, ma ha passato i due mesi successivi a definire l’emergenza in arrivo una bufala dei Dem, un complotto, e in diverse occasioni ha promesso che il virus sarebbe presto scomparso, magicamente.

Ora che i rischi si sono tramutati in dolorosa realtà da un capo all’altro del Paese, continua a non perdere occasione di mostrarsi un ignorante e un disonesto, minacciando addirittura di far ripartire subito l’economia americana, costringendo così i cittadini a tornare al lavoro ancor prima del raggiungimento del picco della pandemia. Senza dubbio, le bugie e la propaganda del presidente peseranno molto sul bilancio finale dei decessi negli Stati Uniti. Per quanto riguarda l’economia, gli analisti di Goldman Sachs prevedono per gli Usa un calo senza precedenti.

Se nel primo trimestre si stima una contrazione del Pil del sei per cento, il secondo potrebbe addirittura segnare, come conseguenza dell’improvviso e storico blocco dell’economia in risposta alla diffusione del virus, un crollo di 24 punti percentuali.

Ancora più pessimista è James Bullard, presidente della Federal Reserve di St. Louis. Ha previsto che il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti potrebbe raggiungere nel secondo trimestre il 30 per cento, accompagnato da un clamoroso calo del 50 per cento del Pil nello stesso periodo. Bullard ha chiesto una potente risposta fiscale per sostituire i 2,5 trilioni di dollari di entrate perse e garantire una forte ripresa, ma finora il grande bazooka della Fed si è concentrato principalmente sul tentativo di evitare un tracollo finanziario sistemico, attraverso l’introduzione di un Quantitative Easing praticamente illimitato.

Questo è positivo, certo, ma affronta il problema della liquidità e dei mercati finanziari trascurando il collasso dell’industria e dell’economia reale. Il pacchetto di misure da 2mila miliardi di dollari approvato dal Congresso mira invece proprio ai lavoratori e alle aziende colpite dalla crisi, ma anch’esso potrebbe non bastare.

La recessione dell’Eurozona

In Europa, siamo stati spettatori attoniti della cinica teoria di Boris Johnson sull’immunità di gregge, secondo la quale, per sviluppare questa immunità, tutti i cittadini si sarebbero dovuti ammalare rendendo così necessaria l’accettazione di molte morti. Anche il Regno Unito si è poi convinto a introdurre misure più rigorose, ma si tratta di “too little, too late”. Troppo poco, troppo tardi.

Nell’Eurozona, intanto, dobbiamo aspettarci una profonda recessione e, come in tutte le altre aree colpite dall’emergenza, la profondità di tale recessione dipenderà dalla durata del contagio e dalla quantità di denaro che i governi utilizzeranno per sovvenzionare i lavoratori rimasti a casa, tutelando così l’intero settore industriale.

È positivo che il patto di crescita e stabilità sia stato sospeso, così come il fatto che l’Europa sembrerebbe aver iniziato a conoscere una reale solidarietà ma, ancora una volta, si tratta di troppo poco per evitare un danno economico sostanziale. La brutale realtà è che finché il virus resterà una minaccia concreta, le economie non potranno riprendersi, e non si potrà fare altro che aumentare la spesa fiscale per salvare lavoratori e aziende.

I provvedimenti in Italia

E questo ci porta in Italia, che al momento ha sofferto più di qualsiasi altra nazione europea sia in termini di vite umane perse, sia di danni economici. Sebbene il governo italiano sia stato lento ad agire, il blocco a livello nazionale e il decreto “Cura Italia” da 25 miliardi di euro hanno rappresentato dei passi corretti.

L’estensione della cassa integrazione, il posticipo delle scadenze fiscali e le altre misure messe in campo, sono state le cose giuste da fare, ma da sole non bastano. Ormai da diverse settimane sostengo che l’Italia dovrebbe raddoppiare o triplicare questo stanziamento iniziale, e il governo dovrebbe pianificare una forma di ciò che gli economisti chiamano “helicopter money”, cioè la distribuzione di assegni da almeno mille euro, o più, per ogni lavoratore che guadagna meno di 40mila euro lordi all’anno.

Il costo sarebbe enorme, 20 miliardi di euro o anche di più, ma tutte le tradizionali dottrine economiche che mettono in guardia dai rischi posti dall’aumento del deficit e del debito devono, in questa fase, essere messe da parte. Il primo compito consiste nel salvare vite umane; il secondo nel tutelare i posti di lavoro e il tessuto industriale della nazione.

Sono convinto che l’Italia dovrà, in definitiva, spendere oltre 75 miliardi di euro da qui alla fine dell’estate – supponendo che il peggio sia dietro le spalle entro la fine di aprile – semplicemente per stabilizzare l’economia e gettare le basi per una ripresa autunnale.

Le curve della ripresa post Coronavirus

Infine, si ragiona in questi giorni su quale tipo di ripresa possiamo aspettarci per l’Italia. Sarà quella che gli economisti chiamano una curva a V, ovvero una forte ripresa dopo un importante calo della crescita?

Penso che vedremo più probabilmente una curva a U, con una ripresa debole e molto graduale, o persino una curva a L, caratterizzata dall’assenza di una ripresa sostanziale, mentre l’economia resta bloccata lungo il fondo della depressione per diversi mesi, forse anni. In verità l’Italia, ancor prima dell’arrivo del virus, si stava già muovendo lungo una curva a U o a L, perché un decennio dopo la Grande Recessione innescata dal crollo di Lehman Brothers, il Pil italiano non è ancora tornato al livello del 2007.

Al momento dello scoppio di questa crisi, nel febbraio del 2020, l’economia italiana era in stagnazione. Dovremmo osservare un certo recupero entro l’autunno, ma non sarà sufficiente nemmeno a riportare l’Italia a crescita zero quest’anno, e considerando il crollo dei valori dei mercati azionari, nonché l’aumento della disoccupazione che deriverà dalla crisi attuale, sarà improbabile vedere una crescita sostanziale degli investimenti aziendali o della domanda dei consumatori nel prossimo futuro.

Lo scenario migliore vede un ritorno a una crescita zero entro il 2021. Il peggiore, si concretizzerebbe in oltre un anno di perdite e danni strutturali all’economia. Purtroppo, non scorgo buone notizie all’orizzonte. Spero, e prego, di sbagliarmi.


Chi è Alan Friedman

Alan FriedmanGiornalista, conduttore televisivo, scrittore ed esperto di economia, è stato inviato dell’International Herald Tribune e editorialista del Wall Street Journal. Ha iniziato la sua carriera come collaboratore dell’amministrazione del Presidente Carter, ha ideato e condotto vari programmi Rai, ha lavorato all’ideazione e al lancio di Rainews24 e nel 2003 ha collaborato con Rupert Murdoch alla creazione di SkyTG 24. Nel corso della sua carriera giornalistica al Financial Times di Londra, Alan Friedman è stato insignito per ben quattro volte del British Press Award. Tra i suoi scoop più celebri la scoperta dello scandalo Iraq-gate, la vendita di armi a Saddam Hussein grazie ai finanziamenti illeciti effettuati anche tramite la Bnl, che hanno coinvolto la Cia. È autore di nove best-seller, compresa la sua ultima fatica “Questa non è l’Italia” edito da Newton Compton.

2 Commenti

  1. Un bell’articolo, scritto egregiamente, come al solito d’altra parte, da un uomo che è profondo conoscitore del nostro mondo contemporaneo. Un articolo che reputo “onesto” e non scandalistico oppure terroristico, come purtroppo se ne leggono di questi tempi. La realtà è questa e far finta di niente o nasconderci dietro ad un dito non servirebbe a nulla, tantomeno a reagire a questa situazione drammatica, come invece dovremo fare. Ho letto di Friedman “Le dieci cose da sapere sull’economia italiana” ed il succitato “Questa non è l’Italia” e, se pur non condividendo alcune sue tesi sul lavoro e legge Fornero, lo trovo un giornalista preparatissimo e profondo conoscitore dei fatti noti, e di quelli meno noti ai più, che descrive situazioni documentabili e concrete. Io spero che i nostri politici si facciano ispirare dalle sue analisi ed abbiano il coraggio di sperimentare anche nuovi interventi fiscali ed economici/monetari, anche l’Helicopter Money, come peraltro stanno già facendo altri stati, per dare una vera scossa a questo grande Paese che questa volta deve alzare la testa, riprendersi la dignità ed esprimere tutte le sue potenzialità. Bisognerà stringere i denti, sperando che il contagio si fermi in tempi brevi, e dovremo tutti rimboccarci le maniche e far ripartire il Paese, un Paese che dovrà essere coeso, solidale; tutti dovranno fare la loro parte anche perché, come ha detto il Santo Padre, siamo tutti sulla medesima barca.

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